Venezia, la guerra e le donne ribelli

Raccontando di sé e della sua esperienza professionale, tanto fitta di aneddoti e di ricordi, gli piace definirsi «uno scrittore di vita» perché - lo afferma mescolando arguta ironia e comprensibile commozione - «dopo avere vissuto per alcuni anni dentro il cono d’ombra della malattia, sono finalmente tornato a rivedere la luce grazie alla parola scritta». Un effetto benefico («Quasi salvifico: oggi che sono guarito lo posso dire con piena soddisfazione»), quello che la scrittura ha saputo esercitare su Giorgio Ronny Lucchi, la cui opera più recente – “L’ultima cortigiana”, pubblicata nel catalogo della Casa editrice “Angolazioni” - ne rinnova la passione, più che mai vivida, per la città di Venezia e per la sua magnificenza. «Quella che ho messo per iscritto - commenta l’autore, originario di Crema e qui assai conosciuto e stimato - è una storia nata in maniera quasi casuale, in cui mi è piaciuto volare con la fantasia pur rimanendo ancorato a un episodio realmente accaduto nel corso della Seconda Guerra Mondiale: il bombardamento del quartiere veneziano di Santa Marta, avvenuto il 21 marzo 1945 e definito “Operazione Bombetta”. Così, fra le pieghe della Storia, la trama del romanzo si sviluppa concedendo ampio spazio alla tormentata esistenza di Romualda, una donna “ribelle” e insieme affascinante, di cui racconto l’ascesa e, in seguito, l’inesorabile declino». Formidabile per la capacità di “scolpire” ogni personaggio del proprio romanzo (dalle due protagoniste fino ai comprimari), Lucchi si sofferma sulla contrapposizione - ben descritta e del tutto verosimile - tra Romualda e la figlia Lidi, valutate come «eroine caratterizzate da una forte personalità, ambedue impegnate nella ricerca del vero significato dell’amore». «Il desiderio di affrancarsi dai genitori...
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