Cremona, più vocazioni e un solo territorio

Riprende la conversazione con il Sindaco Galimberti e l’assessore Virgilio, un confronto abbastanza serrato che va a cogliere i fondamenti di una riflessione su Cremona, che finalmente si interroga sul suo futuro senza timidezza di visioni e con prospettive concrete. Non sono mai troppi i pensieri sul sistema urbano, sono l’alimento di cui si nutre qualunque progetto degno di questo nome. In questo infinito tempo di pandemia fortunatamente non tutto si è fermato e, letteralmente sospesi fra la vita e la morte, tutti dobbiamo trovare il coraggio di concepire la nostra città come il luogo della vita vera, dove passato, attualità e futuro sono solo connotazioni di un unico tempo in cui tutti non possono non ritrovarsi. L’auspicio è che senza pregiudizi o logiche guelfe o ghibelline, seguendo la proiezione al cielo di torri civiche e campanili, tanti contribuiscano a portare idee.
Non credo che ci siano previsioni di un rilevante aumento della popolazione, anzi il trend delle nascite in città solitamente è negativo (solo quest’anno pare si sia arrestato il declino demografico). Non ci sarebbe quindi in prospettiva nessun bisogno di nuove costruzioni e tanto meno di occupazione di terreni agricoli. Queste indicazioni portano a riconsiderare il centro nella sua vocazione storica, quella cioè di un mix di funzioni - residenziali, commerciali, piccolo produttive - che ne ha per lungo tempo garantito l’equilibrio. La specializzazione delle aree, in una rilettura della modernità, ha prodotto aree ed edifici dismessi, ha introdotto il grande tema del recupero e della rifunzionalizzazione. In un futuro quindi sarà la periferia che progressivamente si svuoterà, o si sfilacceranno i legami con il resto della città?
Gianluca Galimberti«Noi dobbiamo lavorare per aumentare il saldo della popolazione presente in città e le politiche su giovani e imprese, sociale e educativo vanno in quella direzione. Anche il progetto di cui stiamo parlando si propone anche questo obiettivo e propone proprio il mix di funzioni di cui lei parla. Ovviamente il mix non è sempre la soluzione, ma ad esempio la specializzazione sulle università in una zona come quella del parco dei Monasteri, prima abbandonata e ora rilanciata, rappresenta una vocazione ben definita che però è in grado di trainare altre evoluzioni anche con funzioni differenti (residenziale, servizi, educativo …)...
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