Le parole attraverso i secoli: sulle tracce del latino “sconosciuto”

9 APR 21
Ultimo aggiornamento: 19:2816 MAG 25
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E’ una giornata autunnale, qualche anno prima del 180 d.C. è pomeriggio tardo, un bel tramonto inizia a colorare i marmi splendenti di Roma e il letto del Tevere, mentre due amici fanno ritorno in città. Provengono dalla villa di un poeta al Vaticano, oltre il fiume. Ingannano la noia del viaggio con il più prezioso e il più bello degli inganni: la parola. Quelle che raccontano sono parole “nuove” e inconsuete. Parole antiche da mandare a memoria per poterle riusare, da assorbire e poi “ruminare” - come un erbivoro che, dopo il pascolo, torni con calma a sminuzzarsi il cibo. Sono le parole di un poemetto scritto quasi quattro secoli prima, che questo gruppo di letterati poteva ancora leggere per intero, ma che per noi oggi è poco più di un elenco di parole e qualche verso. Tracce esili, affascinanti, che dobbiamo in massima parte proprio a quel pomeriggio trasteverino e al racconto che ne ha dato uno dei protagonisti, Aulo Gellio, nel libro diciannovesimo delle sue "Notti Attiche"....
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