"La mia India"

Breve digressione personale. Ho conosciuto Silvana Ferrari Anglois all’epoca di “Voci di speranza” - era il 2001 -, libro di poesie che le era valso la consacrazione a “poetessa impressionista”, le sue poesie “un diario dell’anima” come ebbe a dire il vescovo Tagliaferri. Una donna energica, di spirito, una grande fede anche nell’affrontare i momenti più difficili. Vent’anni dopo ci siamo risentite telefonicamente, in occasione di “Uno sguardo all’India” (ed. Fantigrafica, prefazione a cura di Gianpiero Goffi), il suo ultimo romanzo. Silvana lo presenterà alla Fiera del Libro venerdì 9 aprile (alle ore 21). La stessa energia, la stessa disponibilità e cortesia.
Silvana come mai, questa volta, un romanzo sull’India?
«E’ una domanda che mi hanno posto in molti. In realtà la risposta è per me semplice. Frequentavo il liceo linguistico presso il Collegio Beata Vergine di Cremona quando entrai a far parte del Gruppo Missionario che metteva a disposizione delle allieve tante riviste: da “<+S CORSIVO>Missioni<+S TONDO>”, “<+S CORSIVO>Popoli e Missioni<+S TONDO>” e molte altre e fu così che ebbi modo di farmi una cultura sugli usi e costumi di popoli provenienti da tutto il mondo.
Fu in quel periodo che nacque in me il desiderio di partire come missionaria laica. Le Madri stavano progettando di fondare un Ospedale a Tabaka, in Kenia. Io ero però consapevole di avere una salute assai delicata fin da quando ero bambina e infatti il mio medico di famiglia mi consigliò di accantonare ogni mio sogno di partenza, poiché avrei peggiorato la situazione....
«E’ una domanda che mi hanno posto in molti. In realtà la risposta è per me semplice. Frequentavo il liceo linguistico presso il Collegio Beata Vergine di Cremona quando entrai a far parte del Gruppo Missionario che metteva a disposizione delle allieve tante riviste: da “<+S CORSIVO>Missioni<+S TONDO>”, “<+S CORSIVO>Popoli e Missioni<+S TONDO>” e molte altre e fu così che ebbi modo di farmi una cultura sugli usi e costumi di popoli provenienti da tutto il mondo.
Fu in quel periodo che nacque in me il desiderio di partire come missionaria laica. Le Madri stavano progettando di fondare un Ospedale a Tabaka, in Kenia. Io ero però consapevole di avere una salute assai delicata fin da quando ero bambina e infatti il mio medico di famiglia mi consigliò di accantonare ogni mio sogno di partenza, poiché avrei peggiorato la situazione....
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