Cremona, 1630: “Si scuopre la peste”

Nel corso della sua storia Cremona ha dovuto spesso confrontarsi con calamità terribili, testimoniate da testi e documenti antichi che permettono di ricostruirle. Tuttavia, la consultazione delle fonti, specie manoscritte, non è facile perché condizionata da problemi di interpretazione della grafia antica e dalla mancanza di edizioni che ne consentano una lettura agevole.
È il caso del manoscritto Memoria delle cose occorse me vivente nella città di Cremona di Giuseppe Bresciani, “historiografo” (secondo la sua definizione) del secolo XVII, la cui trascrizione ho recentemente pubblicato allo scopo di mettere a disposizione di tutti, superando le difficoltà della grafia secentesca, una fonte narrativa che rappresenta un punto di riferimento essenziale per la storia cremonese del Seicento e che ha inoltre il pregio di incuriosire e stimolare il lettore.
Il testo offre l’esposizione di eventi verificatisi dal 1625 al 1670. Quel me vivente inserito nell’incipit è teso alla dichiarazione, affermata con determinazione, dell’autenticità di essi, garantita dal fatto che l’autore è stato presente, li ha personalmente vissuti e non desunti da altre fonti. La contemporaneità fra l’estensore e la materia trattata fa sì che il tono dello scritto sia quello di una cronaca immediata, capace di trasmettere il sapore vivo che hanno gli eventi quando vengono descritti da chi li vive davanti ai propri occhi. Inoltre la volontà dichiarata da Bresciani di voler “fare memoria” degli eventi della città rivela il suo proposito di tramandare questi fatti ai posteri fissandoli con la scrittura perché il ricordo sia indelebile.
È il caso del manoscritto Memoria delle cose occorse me vivente nella città di Cremona di Giuseppe Bresciani, “historiografo” (secondo la sua definizione) del secolo XVII, la cui trascrizione ho recentemente pubblicato allo scopo di mettere a disposizione di tutti, superando le difficoltà della grafia secentesca, una fonte narrativa che rappresenta un punto di riferimento essenziale per la storia cremonese del Seicento e che ha inoltre il pregio di incuriosire e stimolare il lettore.
Il testo offre l’esposizione di eventi verificatisi dal 1625 al 1670. Quel me vivente inserito nell’incipit è teso alla dichiarazione, affermata con determinazione, dell’autenticità di essi, garantita dal fatto che l’autore è stato presente, li ha personalmente vissuti e non desunti da altre fonti. La contemporaneità fra l’estensore e la materia trattata fa sì che il tono dello scritto sia quello di una cronaca immediata, capace di trasmettere il sapore vivo che hanno gli eventi quando vengono descritti da chi li vive davanti ai propri occhi. Inoltre la volontà dichiarata da Bresciani di voler “fare memoria” degli eventi della città rivela il suo proposito di tramandare questi fatti ai posteri fissandoli con la scrittura perché il ricordo sia indelebile.
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