«In ogni romanzo che scrivo, c’è un pezzettino di me»

Nel 2019 è stata insignita del prestigioso premio “Torrone d’Oro”, consegnatole per evidenziarne la capacità di essersi fatta rappresentante della “cremonesità” - in Italia come oltreconfine - attraverso il linguaggio a lei più adatto: la scrittura. Penna prolifica e infaticabile, Rosa Ventrella - pugliese d’origine, ormai da tempo residente all’ombra del Torrazzo - è ancora fortunata protagonista in libreria con un nuovo romanzo, “Benedetto sia il padre” (proposto nel catalogo della casa editrice “Mondadori”), che sembra avvalorare quella tesi che, da un paio d’anni almeno, s’è fatta strada dentro l’ambiente letterario più rinomato: l’autrice è senz’altro una tra le più nobili “voci” della scena italiana.
Applicazione e metodo “opposti” a ispirazione e intuizione: sovente gli scrittori sembrano applicare una delle due teorie. Lei per quale delle due propende? O meglio, di quali elementi si compone il suo metodo di lavoro?
«Senz’altro ispirazione e intuizione! Credo che la mia scrittura, in generale, sia poco “pensata” e ragionata, e molto più “di pancia”. Ci sono storie, legami, vissuti che mi attirano e con i quali si crea un’immediata empatia. A quel punto, ho bisogno di raccontare quelle storie, e di raccontarle esattamente ricreando le stesse emozioni che hanno scatenato in me»...
«Senz’altro ispirazione e intuizione! Credo che la mia scrittura, in generale, sia poco “pensata” e ragionata, e molto più “di pancia”. Ci sono storie, legami, vissuti che mi attirano e con i quali si crea un’immediata empatia. A quel punto, ho bisogno di raccontare quelle storie, e di raccontarle esattamente ricreando le stesse emozioni che hanno scatenato in me»...
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