I segreti del “giardino dei semplici”

Un piccolo manoscritto cartaceo rilegato in pergamena conservato nella Biblioteca Statale di Cremona, appartenuto originariamente al medico cremonese Francesco Robolotti, grande collezionista di opere in cui ha trasfuso i propri interessi per la storia della medicina e la storia locale, ci svela il mondo delle spezierie conventuali del Seicento, dove fece i primi passi la moderna scienza farmaceutica. Il piccolo manoscritto è il prontuario di ricette che un frate cremonese, il cappuccino padre Marco, compilò nella seconda metà del XVII secolo per curare i propri confratelli attingendo alla conoscenze erboristiche del tempo ed al sapere medico ereditato dalla tradizione araba e medievale.
IL RICETTARIO DI PADRE MARCO
Sul frontespizio è scritto “Ricettario farmaceutico ad uso del Padre Marco da Cremona sacerdote capuccino”, anche se del suo autore non abbiamo notizie precise. Si sa che aveva fatto la propria professione religiosa a Cremona il 7 settembre 1641 e, prima del 1657, era presente nel convento di Santa Maria dell’Immacolata Concezione nel borgo di Porta Orientale a Milano, a poca distanza dal Lazzaretto dove, vent’anni prima, aveva prestato la sua opera un altro religioso cremonese, il manzoniano Padre Cristoforo, al secolo Ludovico Picenardi. Ed è qui che compila il suo ricettario in un momento in cui la tecnica farmaceutica è ancora influenzata da due principali tendenze: da un lato il sapere ereditato dalla conoscenza delle erbe e di conseguenza dei medicamenti semplici e composti, trasmessi perlopiù oralmente nell’ambito degli stessi conventi, dall’altro dalla tradizione medica araba mutuata, nello stesso ambito conventuale, dai copisti medievali...
Sul frontespizio è scritto “Ricettario farmaceutico ad uso del Padre Marco da Cremona sacerdote capuccino”, anche se del suo autore non abbiamo notizie precise. Si sa che aveva fatto la propria professione religiosa a Cremona il 7 settembre 1641 e, prima del 1657, era presente nel convento di Santa Maria dell’Immacolata Concezione nel borgo di Porta Orientale a Milano, a poca distanza dal Lazzaretto dove, vent’anni prima, aveva prestato la sua opera un altro religioso cremonese, il manzoniano Padre Cristoforo, al secolo Ludovico Picenardi. Ed è qui che compila il suo ricettario in un momento in cui la tecnica farmaceutica è ancora influenzata da due principali tendenze: da un lato il sapere ereditato dalla conoscenza delle erbe e di conseguenza dei medicamenti semplici e composti, trasmessi perlopiù oralmente nell’ambito degli stessi conventi, dall’altro dalla tradizione medica araba mutuata, nello stesso ambito conventuale, dai copisti medievali...
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