L’educazione perfetta per i giovani d’oggi

In un’epoca di incerti princìpi o, per far nostro un concetto di Norberto Bobbio, di opportunità di “seminare dubbi più che raccogliere certezze”, che per lo più si rivelano pseudocertezze, parlare di cultura come di un valore assoluto, di un caposaldo, di un baluardo contro ogni negatività o incertezza può sembrare anacronistico e forse anche sospetto. Viene in mente Manzoni: “Carneade! Chi era costui?”. Cos’è mai questa cultura? Un concetto sorpassato, da mettere in naftalina o da lasciare sepolto nei libri delle biblioteche, quelle che i Futuristi, all’inizio del Novecento, consideravano muffa improduttiva? Certo che no. E’ impossibile pensare anche oggi, nella modernità, a una società civile, in tutte le sue implicazioni e declinazioni, priva della Cultura intesa anzitutto come formazione profonda, come educazione dell’uomo - in quanto tale e in quanto cittadino - ai valori supremi e perenni dello spirito e a quelli della civile convivenza che ad essi si ispira o dovrebbe ispirarsi; così come è impossibile non pensare, al di là di quel concetto assoluto...
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