Quando Mussolini parlò a Cremona

Cent’anni fa, il 5 settembre 1920, Benito Mussolini al teatro Politeama Verdi tiene, in occasione del convegno regionale dei Fasci lombardi, il suo primo discorso programmatico. La manifestazione, è fortemente voluta da Roberto Farinacci, intransigente capo degli squadristi locali che, per organizzarla, si è recato di persona a Milano ad incontrare Mussolini, affrontando un viaggio, che, a dispetto della breve distanza, si rivela difficoltoso per gli scioperi in corso. La città, infatti, è fitta di presidi operai che il futuro ras cremonese, ancora sconosciuto ai più, beffa utilizzando la sua vecchia tessera di ferroviere e spacciandosi per staffetta degli scioperanti. In città la tensione si mantiene alta, perché i socialisti non hanno digerito la “provocazione” del raduno del 5 settembre; circolano voci di rappresaglie e vendette sugli elementi fascisti locali, pochi e ben conosciuti dai loro avversari.
Io sono reazionario e rivoluzionario, a seconda delle circostanze - sono le parole pronunciate da Mussolini, passate alla storia - Farei meglio a dire, se mi permettete questo termine chimico, che sono un reagente. Se il carro precipita, credo di fare bene se cerco di fermarlo; se il popolo corre verso un abisso, non sono reazionario se lo fermo, anche colla violenza. Ma, sono certamente rivoluzionario quando vado contro ad ogni superata rigidezza conservatrice e contro ogni sopraffazione libertaria…Noi non siamo per la guerra, ma a chi ci aggredisce, spareremo sempre sul grugno. Poiché non siamo seguaci di San Filippo Neri, che insegnava di tendere, dopo la prima percossa, l’altra guancia ad un nuovo schiaffo…Questa è l’ora del fascismo antidemagogico; l’ora di una sana attività politica, non avvilita da tessere e da statuti, che riporti la vita nazionale nel suo giusto ritmo....
Io sono reazionario e rivoluzionario, a seconda delle circostanze - sono le parole pronunciate da Mussolini, passate alla storia - Farei meglio a dire, se mi permettete questo termine chimico, che sono un reagente. Se il carro precipita, credo di fare bene se cerco di fermarlo; se il popolo corre verso un abisso, non sono reazionario se lo fermo, anche colla violenza. Ma, sono certamente rivoluzionario quando vado contro ad ogni superata rigidezza conservatrice e contro ogni sopraffazione libertaria…Noi non siamo per la guerra, ma a chi ci aggredisce, spareremo sempre sul grugno. Poiché non siamo seguaci di San Filippo Neri, che insegnava di tendere, dopo la prima percossa, l’altra guancia ad un nuovo schiaffo…Questa è l’ora del fascismo antidemagogico; l’ora di una sana attività politica, non avvilita da tessere e da statuti, che riporti la vita nazionale nel suo giusto ritmo....
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