La radio, non solo musica

9 LUG 20
Ultimo aggiornamento: 19:1716 MAG 25
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Da tanti anni è sulle librerie in studio una radio, vecchia ma ben conservata, un solido trapezoidale in legno caratterizzato da regolatori e contatti. Aprendola si nota scritta a penna (l’inchiostro è quello) la data 1926 e a fianco “Sante Bettinelli”, quasi una firma di mio padre: da sempre queste scritte mi hanno lasciato presumere, più che un’attestazione di proprietà, un forte indizio che fosse lui il costruttore di quello straordinario oggetto.
Da anni frequento, per stupendi motivi di lavoro, la chiesa sconsacrata di San Francesco al Prato a Parma, da tempo luogo di studio e di progetto, quella chiesa che ho già affermato di considerare la gemella del nostro San Francesco che affaccia su Piazza Giovanni XXIII.
Son questi due legami ideali (un giallista li definirebbe indizi e occasioni) che mi hanno spinto a curiosare nella vicina città la Casa del Suono, che ha la sua sede nel Piazzale Salvo D’Acquisto, nell’ex-chiesa di Santa Elisabetta (metà del sec. XVII), proprio dove anche affaccia sull’altro lato San Francesco.
Ma, forse, c’è un altro aspetto simbiotico che mi spinge ineluttabilmente verso il mondo della radio: la passione adolescenziale prima, che faceva delle radioline (gli apparecchi a transistor degli anni ’60) quasi una protesi, un prolungamento del corpo per diventare una dotazione indispensabile in ogni momento della giornata e in ogni luogo, anche il più difficile. Tanto che a 15/16 anni, quando i normali guardavano al motorino, la follia dell’ingegno mi spinse a inventare la “biciradio”, un congegno di molle a fungere da sospensione per collocare l’apparecchio sul manubrio del velocipede, a prova di scossoni e buche, consueti sugli argini (almeno questa era l‘intenzione)...
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