«Arianna e i segreti del condominio»

Per come è avvenuto, l’approdo di Aurelia Rossi – psicoterapeuta cremonese, autrice del romanzo (recentemente edito da “Il Rio”) “La vicina gentile”- alla scrittura possiede le caratteristiche di una scelta coraggiosa.
«Ho voluto sottrarmi, dopo avere a lungo meditato, a un destino che mi ha sempre inteso nei panni di “semplice” lettrice, dopo avere trascorso numerosi anni immersa nella lettura dei principali capolavori di Fëdor Dostoevskij e di Jane Austen - sottolinea l’autrice, ospite domani (sabato 4 luglio, alle ore 17.30) della rassegna letteraria organizzata dalla “Libreria del Convegno” in collaborazione con il bar “Campi” -. Mi sono convinta, oltretutto sostenuta dai miei famigliari, di quanto per me fosse essenziale raccontarmi. Per farlo, dunque, ho optato per il “linguaggio” che giudico essere il più rappresentativo: quello della scrittura». Sono nati così, con il trascorrere degli anni, ben cinque romanzi (tra cui “Le strane ferie di Teo” e “Il cerchio di Simone”, entrambe auto-produzioni), dei quali “La vicina gentile” (che Aurelia Rossi presenterà incalzata dalle domande del critico d’arte Simone Fappanni) simboleggia «una sorta di “presa di coscienza”: di me stessa, nonché del mio impegno nel riempire con le parole una pagina bianca». Un impegno, certo. Uno sforzo, soprattutto. La scrittura, insomma, concepita come un momento senz’altro di enorme piacere («Un ottimo sistema, tra l’altro, per cristallizzare gli anni che si susseguono»)...
«Ho voluto sottrarmi, dopo avere a lungo meditato, a un destino che mi ha sempre inteso nei panni di “semplice” lettrice, dopo avere trascorso numerosi anni immersa nella lettura dei principali capolavori di Fëdor Dostoevskij e di Jane Austen - sottolinea l’autrice, ospite domani (sabato 4 luglio, alle ore 17.30) della rassegna letteraria organizzata dalla “Libreria del Convegno” in collaborazione con il bar “Campi” -. Mi sono convinta, oltretutto sostenuta dai miei famigliari, di quanto per me fosse essenziale raccontarmi. Per farlo, dunque, ho optato per il “linguaggio” che giudico essere il più rappresentativo: quello della scrittura». Sono nati così, con il trascorrere degli anni, ben cinque romanzi (tra cui “Le strane ferie di Teo” e “Il cerchio di Simone”, entrambe auto-produzioni), dei quali “La vicina gentile” (che Aurelia Rossi presenterà incalzata dalle domande del critico d’arte Simone Fappanni) simboleggia «una sorta di “presa di coscienza”: di me stessa, nonché del mio impegno nel riempire con le parole una pagina bianca». Un impegno, certo. Uno sforzo, soprattutto. La scrittura, insomma, concepita come un momento senz’altro di enorme piacere («Un ottimo sistema, tra l’altro, per cristallizzare gli anni che si susseguono»)...
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