La banda partigiana di Spinadesco

4 GIU 20
Ultimo aggiornamento: 19:14 | 16 MAG 25
Immagine di La banda partigiana di Spinadesco
E' un caldo pomeriggio di giugno nei campi intorno a Spinadesco. Siamo nel 1945 e da poco è finita la guerra. In campagna regna una strana quiete. Virginio Lucini è solo un ragazzino, ha nove anni e si gode il sole dopo l’inverno, gira tra i viottoli con il suo compagno di giochi Umberto. Ad un tratto il silenzio è rotto da un fruscio tra l’erba già pronta per essere falciata, e dal vociare di alcuni uomini. C’è un ragazzo scalzo che corre trafelato in preda al terrore. Ogni tanto si volta verso quelli che devono essere gli inseguitori, poi scorge lungo il fosso un vecchio gelso. Lo raggiunge e vi si accovaccia cercando riparo, nascosto dall’erba. E’ di nuovo silenzio, ma ad un tratto risuona secco un colpo di pistola. Virginio si volta istintivamente verso il gelso ai bordi del campo, ma vede solo un ragazzo allontanarsi in fretta. Non è certamente quello di prima, forse è uno degli altri che lo inseguivano. Virginio è spaventato, gli è sembrato di riconoscere almeno due di quei ragazzi, Gaetano Dosi e Carlo Mori di Spinadesco, e riferisce tutto ai carabinieri, che la sera stessa si recano sul posto e in un fosso, vicino al campo chiamato “Lazzari”, trovano riverso il cadavere di Ernesto Subitoni, tenente della Guardia Nazionale Repubblicana. Ha un foro di proiettile nella regione parietale, poco sopra il collo, e nella mano destra tiene stretta una rivoltella. Ma proprio questo particolare, supportato dal certificato di un medico del luogo, unito al fatto che il compagno di Virginio, Umberto Campanella, sottoposto ad interrogatorio neghi di aver assistito all’episodio...
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