I “Portinai del Po”, figli del fiume

Li chiamavano “I portinai del Po” e fino agli anni Sessanta, anche dopo la costruzione dei ponti di Cremona e Casalmaggiore, erano i “Caronti” che trasportavano merci e persone da una sponda all’altra del fiume. Figure un po’ strane, abituate a vivere ai margini della città, tra le boschine e le nebbie autunnali, depositari dei segreti dell’acqua, pronti a sfidare le piene o a ingaggiare lotte con gli storioni, un po’ barcaioli e un po’ pescatori, autentici figli del fiume. Qualcuno di loro è entrato nella leggenda, come Pasquino Soriani, che nel mantovano a forza di remi aveva traghettato duecentomila persone e ne aveva salvate 60 che stavano annegando. Meritò una lettera del generale Alexander per aver aiutato, nell’ultima guerra, partigiani e alleati e poi i ringraziamenti degli alluvionati del Polesine che nel ‘51 andò coraggiosamente a recuperare. Alla morte, davanti alla sua casa rossa in golena, le bettoline che portavano nel 1957 il petrolio a Cremona suonarono a lungo la sirena. Altri sono stati eternati nelle splendide pagine di “Autobiografie della leggera” di Danilo Montaldi, come Teuta, cresciuto in una famiglia di pescatori lungo le rive del Po, che negli anni Venti traghettava d’estate i bagnanti davanti alle Colonie padane, e, come ricorda lui stesso “guadagnavo abbastanza bene per vivere onestamente”. Teuta, che lavorava sulla barca con altri quattro soci, era finito in galera la prima volta a 17 anni per una rissa avvenuta il 16 agosto 1907 all’osteria del Salice di Bosco ex Parmigiano, nel corso della quale, su di giri per il caldo ed il vino, aveva ferito ad un braccio un contadino con un coltello...
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