L’avventura fluviale dei carbonari

9 APR 20
Ultimo aggiornamento: 19:1116 MAG 25
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Due secoli fa, nel giro di una sola estate, tramontò il sogno di riunire l’Italia settentrionale percorrendo l’unica via che non conosceva confini, il Po.
I patrioti milanesi che nel 1819 avevano costituito la “Società delle scuole gratuite di mutuo soccorso”, pensavano che una grande spinta unificatrice sarebbe venuta dal navigare il grande fiume con il pretesto di favorire i traffici commerciali, in realtà covando la segreta speranza di avvicinare ed uniformare gli intenti dei liberali piemontesi, lombardi, veneti ed emiliani in modo che, quando si fosse presentata l’occasione, sarebbero stati pronti ad un’azione comune. D’altronde Vienna non avrebbe posto troppe difficoltà al progetto, per la difficile situazione economica e finanziaria in cui si trovava il Regno d’Italia dopo i vent’anni di guerra delle campagne napoleoniche. Per questo quando il conte Luigi Porro Lambertenghi nel febbraio del 1817 aveva fatto domanda al governo della Lombardia per ottenere l’esclusiva per vent’anni della navigazione a vapore sul Po e sugli altri fiumi e laghi del Lombardo-Veneto, sul tratto di mare da Venezia a Trieste e lungo le coste dell’Adriatico e nord di Ancona, nessuno battè ciglio. Avviata la pratica, Porro costituì una società con altri due nobili, amici suoi e legati da una comune fede “indipendentista” e massonica: Federico Confalonieri e Alessandro Visconti d’Aragona...
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