Modi di dire cremonese, “una parlata viva e robusta”

6 FEB 20
Ultimo aggiornamento: 19:07 | 16 MAG 25
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“e paròole i è chele néegre. Le parole sono quelle nere. Modo di dare dell’analfabeta a uno che tenga il libro o il giornale in mano”.
Quattro centurie di modi di dire, a cura del “Comitato promotore di studi e ricerche di dialettologia, storia e folklore cremonese”, di Antonio Cazzaniga, è uno strepitoso libretto stampato nel 1963 dalla Tipografia Artigiana. Si trattava del dialetto parlato tra i banchi dagli amici del Comitato, dai tempi della scuola elementare fino al liceo, per cui l’italiano non usciva dal chiuso delle aule, come scritto nella prefazione dal presidente, Angelo Monteverdi. Una parlata viva e robusta benché già intaccata da infiltrazioni auliche: “si finiva per dire qualcoòza o nieènt, invece di neg óta o verg óta”.
Tutto è nato così. In uno scambio di lettere, a proposito del centenario del liceo classico di Cremona, un vecchio e non dimenticato professore di quel liceo, Ettore Galli, colse l’occasione per esortare i cremonesi a raccogliere quanto del loro dialetto fosse rimasto ancora vivo. Così, persuaso, un libero gruppo di amici si riunì...
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