Il sogno di un “nuovo Texas” padano

16 GEN 20
Ultimo aggiornamento: 19:06 | 16 MAG 25
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Settant’anni fa nasceva il sogno della “Silicon valley” padana, quando sembrava che il petrolio potesse sgorgare a fiumi ovunque si iniziasse a trivellare. A fantasticare sul nuovo Texas aveva contribuito la scoperta del giacimento di Cortemaggiore, avvenuta il 19 marzo del 1949, quando dal pozzo n.1, fortemente voluto da Enrico Mattei, insieme al metano era iniziato a sgorgare anche petrolio, un petrolio molto leggero e di grande qualità, ma in quantità modestissima, dieci tonnellate al giorno. Da quel momento si scatena la corsa all’oro nero. E così quando, un anno dopo, agli inizi di marzo del 1950 un gruppo di ragazzi, giocando tra le buche lasciate dalle bombe della guerra nei campi della ferrovia confinanti con via dei Platani, trova nel terreno alcune conchiglie fossili, mai ritrovate prima in città, ma comunissime a Castell’Arquato, il pensiero corre subito a Cortemaggiore.
Sono fossili di forma quasi circolare, del diametro di sette ed otto centimetri, che il titolare della Cattedra di Geologia dell’Università di Parma classifica come “pettini” e “spondili”, con un particolarità: normalmente, nel punto del loro ritrovamento, sono presenti, seppur a ragguardevole profondità, giacimenti petroliferi. Ce n’è a sufficienza per suggerire un sondaggio nella zona. L’entusiasmo si accresce quando il mese successivo il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi giunge il 24 aprile nel massimo riserbo all’impianto metanifero che l’Agip ha nel frattempo installato a Ripalta Cremasca...
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