Dieci anni senza il cinema Tognazzi

9 GEN 20
Ultimo aggiornamento: 19:0516 MAG 25
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Dieci anni fa chiudeva il cinema Tognazzi. Era stato inaugurato la sera del 31 gennaio 1941 quasi in sordina, senza grandi cerimonie ufficiali, con uno dei film più in voga del momento, “Addio Giovinezza” di Ferdinando Maria Poggioli con Carlo Campanini e Clara Calamai. La nuova sala, in realtà, era nata come “Cinema Littorio”, ed era gestita dall’Enic, l’Ente Nazionale Industrie Cinematografiche, creato qualche anno prima dall’Istituto Luce nell’ambito di un grande progetto destinato a comprendere i nuovi studi di Cinecittà ed il Centro sperimentale di cinematografia per proporre in Italia l’idea di un cinema di Stato.
A realizzare la nuova sala, che ha sede nel palazzo della Previdenza Sociale, è l’ingegner Nino Mori, che ne dirige anche i lavori di costruzione. Il cinema “Littorio” è destinato a gareggiare in magnificenza e soluzioni tecniche con il “Supercinema”, inaugurato nemmeno tre anni prima, il 9 aprile 1938, su progetto del perito industriale Guido Tarsetti. Ed in effetti il regime non bada a spese: l’atrio è completamente rivestito in marmo cipollino verde delle Alpi Apuane e pavimentato di porfido sanguigno, le scale di accesso alla platea ed alla galleria hanno gli zoccoli realizzati in travertino antico e le due sale sono dipinte in modo uniforme in tinta giallo chiara. Nell’atrio spiccano due altorilievi marmorei realizzati da Dante Ruffini su disegno di Mario Busini, che rappresentano due allegorie del genio artistico e dell’arte drammatica. Sui fianchi del palcoscenico sono incastonati due rilievi in terracotta di Aldo Andreani...
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