«Un timbro pieno e nobiltà d’accenti»

5 DIC 19
Ultimo aggiornamento: 19:04 | 16 MAG 25
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La messa in scena di questa Sonnambula offre l’occasione per ricordare Giuseppe Modesti, nel ventesimo anniversario della sua scomparsa. Il basso cremonese è stato, infatti, un grande Conte Rodolfo nel capolavoro belliniano. Lo ha interpretato in importanti rappresentazioni nei teatri italiani e all’estero. Particolarmente memorabile quella del Teatro alla Scala del marzo 1955, che vide - con la direzione di Leonard Bernstein e la regia di Luchino Visconti - Maria Callas quale protagonista e Cesare Valletti nella parte di Elvino. Il Conte è, in Sonnambula, una figura particolare, che si staglia con la sua superiorità di nobile nell’ambiente paesano, intriso di semplicità, ingenuità e credulità. Ma dimostra grande sensibilità per i ricordi del passato, nel ritrovare i luoghi della sua gioventù (“Vi ravviso, o luoghi ameni”). È galante, corteggiatore nei confronti delle donne, ma sa essere gentiluomo nei confronti di Amina sonnambula che entra nella sua stanza e sogna la cerimonia nuziale con il suo Elvino. È altezzoso e liquidatorio nei confronti superstizioni dei bravi paesani...
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