Il tempo sacro delle fiabe

E' in programma oggi, venerdì 4 ottobre, a Cremona il primo di due appuntamenti della terza edizione di “Anteprima Antropologos Festival - lingua identità idiomi in campo”. L’evento si terrà alle ore 17 al Museo della civiltà contadina, Il Cambonino vecchio. Entrambi gli incontri sono organizzati dal Centro di Scrittura Cremonese con il Comitato di Studi Mara Soldi Maretti, i gruppi poetici degli Stagionali, Circolo Poetico Correnti, Trame d’incanto e il Comune di Cremona. Il primo incontro vedrà come protagonista lo scrittore Paolo Battistel, esperto del lato segreto della fiaba, profondo conoscitore dei miti e delle leggende precristiane che vanta numerose collaborazioni con testate giornalistiche e trasmissioni televisive nazionali e locali. L’autore presenterà il suo libro “La vera origine delle fiabe” dialogando con la psicologa Sara Dellanoce.
Quando e come le è nato l’interesse per la fiaba?
«L’amore per le fiabe e per il mito, ancora vivo nelle radici di queste narrazioni, è nato nella mia giovinezza. Da piccolo mi erano state lette le versioni edulcorate e moralizzate delle fiabe, per le quali l’amore non sbocciava mai pienamente. Un giorno ho finalmente tenuto tra le mani i testi integrali dei Grimm e ho potuto per la prima volta accedere a un mondo senza tempo, a tratti meraviglioso e a tratti terribile, come i personaggi che camminano nelle fiabe. Da quel giorno il sentiero delle fiabe e del mito è diventato parte di me».
Cos’è veramente la fiaba?
«È una narrazione ancestrale che ha origine quando ha origine l’uomo stesso. L’uomo preistorico sedeva nella notte in un mondo ostile, a tratti incomprensibile, e l’unico modo per renderlo meno “oscuro” era raccontare storie - in origine sacre - che potessero rendere “familiari” elementi come la vita, la morte, il sole, la luna, le belve e tutto il mondo caotico che li circondava. Queste storie sacre erano narrate da un cantore/sciamano in speciali serate, in modo che tutta la comunità le potesse ascoltare. Proprio quelle storie ancestrali sono state il collante di quelle comunità e in speciali occasioni potevano essere riascoltate (sempre uguali e sempre diverse, come tutto ciò che viene tramandato oralmente) diventando le loro radici. Quelle storie sono mutate nello scorrere dei secoli, ma l’uomo non ha mai smesso di narrarle, perché sono parte di lui».
Quando e come le è nato l’interesse per la fiaba?
«L’amore per le fiabe e per il mito, ancora vivo nelle radici di queste narrazioni, è nato nella mia giovinezza. Da piccolo mi erano state lette le versioni edulcorate e moralizzate delle fiabe, per le quali l’amore non sbocciava mai pienamente. Un giorno ho finalmente tenuto tra le mani i testi integrali dei Grimm e ho potuto per la prima volta accedere a un mondo senza tempo, a tratti meraviglioso e a tratti terribile, come i personaggi che camminano nelle fiabe. Da quel giorno il sentiero delle fiabe e del mito è diventato parte di me».
Cos’è veramente la fiaba?
«È una narrazione ancestrale che ha origine quando ha origine l’uomo stesso. L’uomo preistorico sedeva nella notte in un mondo ostile, a tratti incomprensibile, e l’unico modo per renderlo meno “oscuro” era raccontare storie - in origine sacre - che potessero rendere “familiari” elementi come la vita, la morte, il sole, la luna, le belve e tutto il mondo caotico che li circondava. Queste storie sacre erano narrate da un cantore/sciamano in speciali serate, in modo che tutta la comunità le potesse ascoltare. Proprio quelle storie ancestrali sono state il collante di quelle comunità e in speciali occasioni potevano essere riascoltate (sempre uguali e sempre diverse, come tutto ciò che viene tramandato oralmente) diventando le loro radici. Quelle storie sono mutate nello scorrere dei secoli, ma l’uomo non ha mai smesso di narrarle, perché sono parte di lui».
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