I nomadi virtuali nelle città reali

Qualche notte fa mi sono imbattutto alla televisione, a tarda ora come è ormai costume per le trasmissioni che esulino dal più lieve intrattenimento, in una intervista all’architetto Paolo Vincenzo Genovese: il suo curriculum è importante per collocare bene l’argomento che, ancora una volta affrontiamo. È professore ordinario di Architettura dal 2004 alla School of Architecture della Tianjin University nella Repubblica Popolare Cinese, dove insegna progettazione dell’architettura, restauro, filosofia dell’architettura orientale, storia dell’architettura moderna, bionica applicata all’architettura; conduce anche ricerche nell’ambito dei villaggi tradizionali cinesi. E’ Esperto Nazionale per la teoria e la progettazione degli Eco-Villaggi. Svolge la libera professione di architetto in cooperazione con studi internazionali. Ha al suo attivo 15 pubblicazioni e oltre 600 articoli su riviste nazionali ed internazionali. La sua ultima fatica si intitola “Architettura Orientale-Occidentale, ovvero del significato degli spazi” (ed. Libria 2019), e affronta alcuni aspetti essenziali della filosofia e della critica dell’architettura attraverso un complesso metodo comparativo tra cultura orientale e cultura occidentale. Da questo personaggio, evidentemente all’avanguardia della consapevolezza sia per studi che per collocazione geografica, ho ascoltato considerazioni che in qualche modo, e conflittualmente, intuivo, con la particolarità che erano presentate come certezze, quasi ovvietà nella lettura del quotidiano.
I software (intendendo con questo termine il mondo delle tecnologie informatiche e delle applicazioni di massa, e anche che il contrapposto all’analogico come segno della continuità e della appartenenza all’umano storico) costruiscono ormai i nostri percorsi e i nostri modi di interpretare la città esistente...
I software (intendendo con questo termine il mondo delle tecnologie informatiche e delle applicazioni di massa, e anche che il contrapposto all’analogico come segno della continuità e della appartenenza all’umano storico) costruiscono ormai i nostri percorsi e i nostri modi di interpretare la città esistente...
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