L’alba delle cooperative cremonesi

12 SET 19
Ultimo aggiornamento: 18:59 | 16 MAG 25
Immagine di L’alba delle cooperative cremonesi
La data è domenica, 28 dicembre 1919. Cent’anni fa nasceva la Federazione provinciale delle cooperative cremonesi. A prendere la parola al primo grande congresso della Camera del Lavoro è Attilio Boldori, che a quel progetto aveva lavorato durante tutto l’anno, durante le agitazioni contro il rincaro dei generi di prima necessità, con gli scioperi del 20 e 21 luglio. Nella sua relazione parla del movimento cooperativistico come di un’integrazione a quello della resistenza delle classi proletarie perchè i due problemi non si possono disgiungere. Sostiene che è un assurdo l’apoliticità del movimento cooperativistico ed esorta i lavoratori presenti a rendersi conto del grande aiuto che la cooperazione può dare al movimento socialista. Il suo intervento solleva un acceso dibattito, al termine del quale la relazione è approvata all’unanimità. Qualche giorno dopo su “L’eco del popolo”, il giornale del partito socialista cremonese, compare un primo annuncio intestato “Federazione provinciale delle cooperative. Cremona”. Si avverte che sono disponibili cinquemila fiaschi di vino toscano ed è in arrivo un altro serbatoio di vino Squinzano e si avvertono le cooperative che non fossero in regola, a sistemare la loro posizione, ricordando che il numero delle azioni è di una ogni cinquanta soci. Nel frattempo alla scuola pratica per la compilazione di bilanci hanno partecipato 40 allievi. Il congresso era stato preceduto da un intervento di Cesare Lanzoni, della Confederazione generale del lavoro, che invitava a riprendere le fila dell’organizzazione del movimento operaio: “Specialmente il movimento cooperativo, che va assumendo aspetti confortanti, deve essere dotato di tutti i presìdi necessari (tecnici, contabili, amministrativi ecc.), in modo da metterlo in grado di affrontare con successo la lotta con la libera speculazione. Io non sono un anarchico, e voi lo sapete, ma considero la conquista dei pubblici poteri come una cosa inutile, se questa non deve servire alla organizzazione proletaria e se in essa non ha le sue radici!...
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