Il segreto di Cà de’ Bonavogli

6 GIU 19
Ultimo aggiornamento: 18:5616 MAG 25
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E' la mattina del 18 febbraio 1948, mercoledì, ed a Cremona è giorno di mercato. Giovanni Ferrari, 54 anni, che conduce un piccolo appezzamento di terreno a Cà de’ Bonavogli, frazione di Derovere, si reca in città, sperando di concludere un acquisto di legna con qualche altro agricoltore. In previsione dell’affare si è munito di soldi: 50 mila lire infilate nel portafogli, ed altre 70 mila, in via precauzionale, chiuse in un pacchetto, che gli ha confezionato appositamente la sera prima la moglie Rosa Pellizzari, custodito nella tasca interna della giacca. Sono tempi brutti ed in giro è pieno di balordi, lo sa bene Giovanni, con tutto quel denaro addosso. Ma l’agricoltore non si fa vedere e Giovanni decide di tornarsene a casa con il suo piccolo gruzzolo intatto. E’ ancora inverno e fa buio presto. In campagna si cena al calar del sole e verso le 18 marito e moglie, con il figlioletto di sei anni, stanno mettendosi a tavola, quando d’un tratto si sente qualcuno che chiama dalla strada. Va ad aprire il portone della cascina, ormai chiuso, un contadino, Giuseppe Davò di 58 anni, dipendente del Ferrari. Deve trattarsi di un viso noto, perchè Davò gli apre facendolo entrare senza avvertire i padroni di casa. Si tratta infatti di un ragazzo di vent’anni che fa il mediatore, Giovanni Bottari, di Santa Maria di Viadana, che sta tornando verso casa. Giovanni lo conosce bene, si è servito di lui per concludere alcuni affari e parecchie volte lo ha anche ospitato per la notte.
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