Addio a mio padre e non è un romanzo

È la morte del padre – in seguito ad una caduta, che si presume essere accidentale, nel bosco vicino a casa – a riportare Pierric Bailly nel distretto francese del Jura, sua terra natia lasciatosi volutamente alle spalle nella ricerca di un avvenire ritenuto, forse erroneamente, migliore rispetto a quello abbracciato dai suoi familiari in queste terre ormai dimenticate dal resto del mondo. Questo tragico evento scatena nel figlio Pierric una ostinata volontà di scoprire la verità circa la morte sospetta del padre, quasi come si trovasse di fronte ad un romanzo poliziesco e dovesse tentare di indovinare il colpevole. È lui stesso ad aprire così la sua personale inchiesta, attraverso la quale riceve continue conferme sulla personalità del padre, un uomo che si era costruito un piccolo mondo in cui la cultura oscurava il consumismo, in cui un ideale valeva di più di una tendenza e la natura risplendeva sulla tecnologia. Perché il padre di Pierric era un lottatore, combatteva per la giustizia, si interessava di politica e scendeva in piazza a manifestare per i propri diritti, per la propria pensione. Così, L’uomo dei boschi, prende le distanze dalla definizione di semplice autobiografia ed assume progressivamente la voce di un grido che non teme di rompere il silenzio e assumere una posizione di rottura nei confronti della società francese, rinnegando la frenesia di quest’epoca infame che non lascia spazio alla lentezza e alla riflessione. Pierric Bailly racconta in questa manciata di pagine molto più della sua personale storia, dalla sua penna emerge un fedele spaccato della società in cui ci stupiamo di incontrare persone che preferiscono una vita semplice – ma tremendamente ricca – tra boschi di abeti, segherie e grumier. L’uomo dei boschi è tutto questo e molto altro ancora, è il racconto del dolore di un figlio di fronte alla perdita del padre e la testimonianza del difficile percorso di accettazione della morte.
“Non cerco più di sapere a tutti i costi. Cerco di accettare ciò che non si spiega”
“Non cerco più di sapere a tutti i costi. Cerco di accettare ciò che non si spiega”
PUBBLICATO SUL NUMERO DI MONDO PADANO DEL 1 GIUGNO 2018