Cremona, capitale del petrolio

Settant’anni fa, il 7 aprile 1949, nasceva la raffineria Tamoil, oggi in fase di smantellamento. Erano gli anni delle grandi speranze e di altrettanto grandi sacrifici, e la scoperta del metano e del petrolio nella valle del Po lasciava presagire un futuro accanto alle grandi potenze che, faticosamente, stavano riemergendo dalle nebbie del dopoguerra. Un futuro che avrebbe fatto presto dimenticare il duro lavoro nelle campagne e sul fiume, inaugurando la nuova era industriale di Cremona. Quel giorno, dopo esser stata ricevuta dal Prefetto, una delegazione del consorzio “Raffineria olii minerali Italia”, costituitosi poco prima a Roma fra le società importatrici di greggio, guidata dal presidente Gardella, incontrò nella sala Giunta del palazzo comunale il sindaco Ottorino Rizzi e l’assessore Bruno Calatroni, con una rappresentanza del consiglio comunale costituita dai consiglieri Caporali, Dotti, Verzelletti, Leone Rizzi e Marabotti. Il Consorzio proponeva la realizzazione e la gestione di una grande raffineria di oli minerali che avrebbe lavorato 200 mila tonnellate di petrolio greggio, proveniente dal Medio Oriente e dall’America meridionale. A proporre l’iniziativa erano stati i fratelli Camangi, proprietari del Deposito costiero fluviale nei pressi del Tiro a segno, della capacità di 10 mila tonnellate, ed il Consorzio era entrato nell’ordine di idee di costruire la raffineria sul terreno adiacente, rifornendo il deposito di greggio sfruttando la via fluviale dall’Adriatico e la ferrovia dal Tirreno.
Il progetto risultava particolarmente allettante, non solo per i vantaggi economici che avrebbe apportato, ma perchè avrebbe costituito il primo nucleo del polo industriale già previsto sull’area delimitata dal Po, da via Eridano, e dalla strada provinciale per Milano. Sarebbe stato necessario, però, realizzare altri interventi, fra cui l’attrezzatura della banchina fluviale ed il raccordo ferroviario con la raffineria, il trasferimento del Tiro a segno e la cessione dell’area al Comune per conseguire le necessarie autorizzazioni. Al momento di trasferirlo il Tiro a segno era ormai caduto da anni in disuso...
Il progetto risultava particolarmente allettante, non solo per i vantaggi economici che avrebbe apportato, ma perchè avrebbe costituito il primo nucleo del polo industriale già previsto sull’area delimitata dal Po, da via Eridano, e dalla strada provinciale per Milano. Sarebbe stato necessario, però, realizzare altri interventi, fra cui l’attrezzatura della banchina fluviale ed il raccordo ferroviario con la raffineria, il trasferimento del Tiro a segno e la cessione dell’area al Comune per conseguire le necessarie autorizzazioni. Al momento di trasferirlo il Tiro a segno era ormai caduto da anni in disuso...
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