Racconti di donne così forti e fragili

Smita abita in una baracca a Badlapur, piccolo villaggio dell’India in cui chi, come lei, è una dalit – un’intoccabile costretta a pulire la spazzatura degli altri nella speranza di ricevere in cambio qualche vestito e un misero pezzo di pane – vive ai margini della società sentendosi parte di quello scarto di umanità che nessuno ha a cuore, tanto meno il governo. Smita sogna però una vita diversa per la figlia, così – grazie alla sua irrinunciabile determinazione – decide che Lalita andrà a scuola e riceverà un’istruzione che le consentirà di svolgere un lavoro dignitoso. Giulia vive a Palermo, ha lasciato la scuola a sedici anni – nonostante i risultati brillanti e gli incoraggiamenti dei suoi insegnanti a proseguire gli studi – per lavorare nel laboratorio di famiglia e produrre parrucche di capelli veri. Giulia è la sola di tre sorelle interessata a questo mestiere che si tramanda tra i suoi cari sin dal 1926 ma scoprirà a sue spese che nulla è come sembra e dovrà mostrare tutta la sua tenacia per salvare l’azienda dall’imminente fallimento. Sarah vive a Montréal, in Canada, è madre di una splendida bambina e due gemelli, ha due matrimoni alle spalle ed è un avvocato di successo. Si realizza ogni giorno nel suo lavoro, appare come una Wonder Woman da rivista ma cela una vita di sacrifici, rinunce e piccoli progressi dei suoi figli a cui non ha potuto assistere perché troppo impegnata sul lavoro. Ancora un’ultima – difficile – prova la attende al varco ed è proprio con il mostro del cancro che dovrà confrontarsi. “La treccia” è il racconto di tre donne diversissime i cui destini si incontrano nella parola «coraggio», una storia in cui la volontà di vivere prevarica su un futuro che sembrerebbe già – ingiustamente – scritto. Laetitia Colombani, al suo esordio, ha saputo creare un romanzo toccante e intenso, in grado di mostrare tutta la fragilità e la forza dell’universo femminile.
“Sono lontani ormai gli anni della spensieratezza, prima del lavoro, della maternità, delle responsabilità”.
“Sono lontani ormai gli anni della spensieratezza, prima del lavoro, della maternità, delle responsabilità”.
DA MONDO PADANO DEL 18 MAGGIO 2018