Jole, la “Petacci d’Acquanegra”

28 MAR 19
Ultimo aggiornamento: 16:52 | 16 MAG 25
Immagine di Jole, la “Petacci d’Acquanegra”
In questi ultimi tempi si è tornati a parlare del delitto d’onore a causa di due sentenze che hanno provocato un’ondata di dichiarazioni polemiche e prese di posizioni molto dure. Nel primo caso Javier Napoleon Pareja Gamboa, che ha ucciso Coello Reyes, con una coltellata al petto al culmine di una lite lo scorso anno a Genova, è stato condannato a 16 anni con il rito abbreviato il 6 dicembre scorso. In quanto «agì in preda alla delusione», per i continui tradimenti e riappacificazioni della moglie. Nel secondo caso invece la Corte d’Assise d’Appello di Bologna ha dimezzato la condanna, da 30 a 16 anni, a Michele Castaldo, 57 anni, in carcere per aver strangolato il 5 ottobre 2016 la sua compagna, Olga Mattei con la quale aveva una relazione da un mese. Per il perito psichiatra l’imputato ha avuto una «soverchiante tempesta emotiva e passionale», «idonea a influire sulla misura della responsabilità penale». Settant’anni fa, per gli stessi motivi, vi fu a Cremona un processo che fece molto discutere al punto da spingere il pubblico, che vi assistette numeroso, a piangere per la condanna dell’imputato. E’ il caso della “Petacci di Acquanegra”.
Adelmo Pezzi e Jolanda Maiocchi si erano conosciuti nel 1937 e sposati nel dicembre dell’anno successivo, decidendo di andare ad abitare ad Acquanegra Cremonese. I primi tempi erano stati felici, e la felicità aveva raggiunto l’apice con la nascita del primo figlio. Mesi di autentica gioia, interrotta bruscamente con lo scoppio della guerra. Adelmo viene richiamato sotto le armi e spedito in Africa Settentrionale, ma parte con giovanile entusiasmo perchè anche suo padre, corazziere del Re per vent’anni, glielo ha sempre insegnato: il dovere per la Patria è al di sopra di tutto, anche della famiglia. Tuttavia non è facile abbandonare al loro destino la giovane sposa, l’anziana madre, un figlio di tredici mesi. Gli sono di conforto le lettere d’amore che Jolanda gli scrive, a cui lui risponde con altrettanto trasporto. Qualche tempo dopo viene catturato dagli inglesi e deportato in un campo di concentramento in Inghilterra dopo un viaggio pieno di insidie, bersaglio costante dei sottomarini tedeschi. Resta prigioniero tre anni poi, al temine del conflitto, riesce a tornare ad Acquanegra il 15 febbraio 1946. Spera di ricominciare la vita che ha lasciato, ma qualcosa lo turba...
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