Città ri-creativa, il nuovo si fa utile

20 FEB 19
Ultimo aggiornamento: 18:50 | 16 MAG 25
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La ragione non è nulla senza l’immaginazione” scriveva Cartesio, e da lui si diparte nell’era moderna il percorso, peraltro assai accidentato, dell’idea di creatività come pensiero capace di cambiare il mondo. Nell’immaginario collettivo si tratta di un’attitudine quasi sinonimo di fantasia, senza una solida base ancorata al reale ma su questo capace di incidere. Se Cartesio acutamente la riporta nell’ambito del pensiero razionale, è appropriato per indagarne le caratteristiche nella vita delle città fare un passo ulteriore nella storia del pensiero, e accantonare il mito della pura fantasia per entrare nel mondo sistematico del matematico Henri Poincarè che nel 1908 (all’interno del libro Scienza e metodo, pubblicato da Einaudi nel 1997) ridefinisce i contorni del pensiero creativo. Lo spiega bene nel suo sito la sociologa e pubblicitaria Annamaria Testa: “Le categorie di nuovo e utile spiegano l’essenza dell’atto creativo: superare le regole (il nuovo) per istituire una migliore regola condivisa (l’utile). Insomma, Poincaré istituisce una norma semplice e generale … che riconduce la multiformità dei gesti creativi possibili alla formula C = n u. In sostanza la creatività è il prodotto di una quantità di «nuovo» e di una quantità di «utile». Le quantità possono variare da «moltissimo» a «poco»...
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