Felicemente solo tra cielo e osterie

31 GEN 19
Ultimo aggiornamento: 16:49 | 16 MAG 25
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Giovanni - detto il Bello - arriva da Savona a Genova sul carro degli zingari, non ha un soldo ma poco gli importa ed è in cerca di amici perché questo è per lui ciò che conta: racimolare un gruzzoletto di denaro con il lavoro del momento e godersi pane e fave - che sono meglio di qualsiasi pezzo di carne se si considera che “non c’è gusto a mangiare quando si è stanchi” e si sa, la carne costa parecchio e richiederebbe duro lavoro -, bere un bicchiere di vino con la compagnia delle parole di chi, come lui, ama perdersi nel suono vitale della città e lasciarsi stuzzicare le narici dalla brezza marina aspra che risale dal porto. Così Giovanni - in bilico tra un passato che riaffiora nei ricordi e un avvenire incerto - si concentra a vivere un presente fatto di sbronze, di scazzottate, di lunghe passeggiate, di notti solitarie nella camera d’albergo tra le pagine di un libro sempre diverso, di donne ammirate, di pensieri che corrono ma soprattutto di felicità, perché Giovanni è felice, felice di vivere, di godersi il suo tempo, di alzare lo sguardo sul cielo blu e felice di saper portare la solitudine come un vecchio berretto. Ambientato in una Genova popolata da volti che abitano osterie, in cui i marinai litigano e si contendono le donne, in cui un bicchiere di vino offerto ad un poveraccio regala un sorriso sincero e allo stesso tempo amaro, Sei stato felice, Giovanni è il primo libro di Giovanni Arpino, pubblicato per la prima volta nel 1952 e tornato in libreria questo marzo grazie alla casa editrice Minimum Fax. Una storia che stordisce per la sincerità con cui è scritta e arriva dritta al cuore grazie allo stile scarno ma chirurgicamente perfetto.
“A me piaceva vivere così, alzarmi a sonno finito, essere legato solo al sole o al freddo, andare al porto, passeggiare. Piaceva sedere nei giardini del quartiere coi vecchi artritici nel sole pieno di vento e la schiena fredda, salutare le venditrici di fave di piazza Vacchero, sdraiarmi nell’erba delle colline e parlare con Mario di donne, di una volta e di poi”.
DA MONDO PADANO DEL 20 APRILE 2018