Ma che bella città. E creativa!

Abbiamo già saccheggiato altre volte l’interessantissimo saggio “Una bella città” di Peppino Ortoleva, pubblicato da Rino Genovese il 12 novembre 2013. Fra tante riflessioni e indicazioni metodologiche sul come capire le forme del vivere la città oggi, comprendendo le modificazioni comportamentali e financo sensoriali che da almeno due decenni stanno costruendo un modello di rappresentazione urbana quasi del tutto inesplorata da chi dovrebbe occuparsi di gestire con consapevolezza questi fenomeni evolutivi, l’autore osserva, riferendosi alle visioni del recente passato: “Secondo questo modello, la città è tanto più bella quanto più è “ricca”, di opere d’arte…; in subordine quanto più è coerente, il che significa che si presenta nel suo insieme come un oggetto di apprezzamento di tipo critico/artistico”. Ortoleva usa come esempio di diversa lettura della città l’oggetto guida turistica, come il testo rivelatore delle scale di valori nella considerazione di una città: e i testi più evoluti sono rivelatori. «Se osserviamo ora le guide “di nuovo tipo”, ci rendiamo conto in primo luogo che fanno riferimento a un pubblico, o più precisamente a un modello di pubblico completamente diverso: fatto di persone con una grande varietà di interessi possibili anche se magari unificate da alcuni valori di base (la curiosità, il piacere della diversità, la socievolezza). I percorsi che queste guide propongono mostrano una minore attenzione ai valori critici generalmente riconosciuti, e una maggiore attenzione ai particolari sorprendenti, alle novità, alla varietà...
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