Giorno della Memoria Quando Bartali rischiò la vita

Qualche giorno fa, nella sala della biblioteca di Bonemerse gremita al limite della capienza, Gigi Torresani ha ricordato la figura di Gino Bartali, il cui nome è stato scritto nel Giardino dei Giusti delle Nazioni, a Gerusalemme, per aver salvato una novantina di ebrei durante la Secondo guerra mondiale. Episodi non conosciuti fino alla morte del campione, avvenuta nel 2000, perché il suo motto era: far del bene, senza farlo sapere.
FOTO E DOCUMENTI NELLA CANNA DELLA BICI. Gino Bartali era stato risparmiato da compiti di combattimento. Era stato lasciato a Firenze con compiti amministrativi che gli lasciavano, comunque, il tempo per allenarsi. Negli Anni Quaranta il ciclismo era lo sport più seguito e Bartali era una celebrità, avendo già vinto 2 Tour de France, 2 Giri d’Italia e 2 Milano-Sanremo. Dopo la guerra, raddoppierà i trofei. Nel 1943, Gino Bartali abitava in centro a Firenze, a poca distanza dal Duomo. La sua giornata tipo cominciava alle 5 e mezza con la sveglia. Alle 6 era a Messa. Il saluto al parroco, in sagrestia, gli dava la possibilità di ricevere il materiale da portare ad Assisi. Nella città umbra c’era, infatti, una tipografia che fabbricava falsi documenti d’identità. Bartali nascondeva foto e documenti nella canna della bicicletta e li portava dai frati della basilica di Assisi. Ufficialmente si allenava. Nel tragitto verso Assisi, una tappa importante era Terontola, nodo ferroviario all’epoca di primaria importanza, posto al confine tra Toscana e Umbria. Gino si fermava per prendere fiato e rifocillarsi al bar della stazione. Non era una scelta casuale perché, di tanto in tanto, la confusione che creavano i suoi sostenitori, serviva a distrarre la milizia e a far partire, in incognita, membri della Resistenza. Arrivava ad Assisi, si rifocillava dai frati della basilica e prendeva un’altra strada al ritorno. In tutto un allenamento da 390 chilometri, con le strade di allora, con la sua bici...
FOTO E DOCUMENTI NELLA CANNA DELLA BICI. Gino Bartali era stato risparmiato da compiti di combattimento. Era stato lasciato a Firenze con compiti amministrativi che gli lasciavano, comunque, il tempo per allenarsi. Negli Anni Quaranta il ciclismo era lo sport più seguito e Bartali era una celebrità, avendo già vinto 2 Tour de France, 2 Giri d’Italia e 2 Milano-Sanremo. Dopo la guerra, raddoppierà i trofei. Nel 1943, Gino Bartali abitava in centro a Firenze, a poca distanza dal Duomo. La sua giornata tipo cominciava alle 5 e mezza con la sveglia. Alle 6 era a Messa. Il saluto al parroco, in sagrestia, gli dava la possibilità di ricevere il materiale da portare ad Assisi. Nella città umbra c’era, infatti, una tipografia che fabbricava falsi documenti d’identità. Bartali nascondeva foto e documenti nella canna della bicicletta e li portava dai frati della basilica di Assisi. Ufficialmente si allenava. Nel tragitto verso Assisi, una tappa importante era Terontola, nodo ferroviario all’epoca di primaria importanza, posto al confine tra Toscana e Umbria. Gino si fermava per prendere fiato e rifocillarsi al bar della stazione. Non era una scelta casuale perché, di tanto in tanto, la confusione che creavano i suoi sostenitori, serviva a distrarre la milizia e a far partire, in incognita, membri della Resistenza. Arrivava ad Assisi, si rifocillava dai frati della basilica e prendeva un’altra strada al ritorno. In tutto un allenamento da 390 chilometri, con le strade di allora, con la sua bici...
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