La cultura secondo Maspero Gatti

Vent’anni fa, il 5 gennaio 1999, ci lasciava Maspero Gatti, infaticabile animatore della cultura cremonese del dopoguerra e figura familiare ai giornalisti di almeno due generazioni. Proprio assecondando ancora quella che era stata la sua grande passione per la carta stampata, quella dei giornali come quella dei libri, Maspero, ancora poco prima di lasciarci, girava a piedi tutto il centro della città, da porta Romana, dove abitava, a porta Milano, e per i giornalisti aveva una particolare simpatia. In redazione era di casa, spesso suonava il campanello della vecchia sede di “Cronaca” in via Gramsci, chiedeva permesso e si accomodava tra i redattori per scambiare due parole con tutti, informarsi degli articoli in preparazione, sul sistema editoriale, sulla raccolta della pubblicità, un’altra sua passione. E con Maspero non c’erano segreti, era una vecchia volpe del mestiere. Se trovava un giornale, qualsiasi esso fosse, lo annusava: «mi piace sentire l’odore dell’inchiostro – diceva - quanti ricordi ho di questo profumo». Ed allora raccontava della sua “Cronaca”, quella del 1953, quando cinque o sei giovani coraggiosi avevano fondato un quotidiano di cui lui era redattore, critico letterario e, all’occorrenza, anche strillone.
Da quando era andato ufficialmente in pensione, dopo aver ceduto la libreria di via Monteverdi a Mauro Cesini nel gennaio del 1996, era tornato a fare quello che, in gergo, è chiamato “il trombettiere”, per divertimento e nostalgia. Aveva passato la mano a cavallo del cinquantennio di attività. Con l’abbandono dei fratelli Gatti, Rina Mario e Maspero...
Da quando era andato ufficialmente in pensione, dopo aver ceduto la libreria di via Monteverdi a Mauro Cesini nel gennaio del 1996, era tornato a fare quello che, in gergo, è chiamato “il trombettiere”, per divertimento e nostalgia. Aveva passato la mano a cavallo del cinquantennio di attività. Con l’abbandono dei fratelli Gatti, Rina Mario e Maspero...
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