Nel canto e nel pianto dei poeti

11 NOV 18
Ultimo aggiornamento: 18:4516 MAG 25
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Difficile ricercare, nelle poesie legate alla Grande Guerra, le motivazioni di carattere ideologico-morale dei singoli autori e distinguere il collettivo e l’oggettivo dall’individuale e soggettivo. Mi limito, nel centenario della conclusione del primo conflitto mondiale con l’armistizio entrato in vigore nel novembre 2018, a memoria di quanti hanno combattuto e sofferto e  dei tanti che sono morti, a un breve excursus, non certo esaustivo ma fatto per exempla, di alcuni significativi poeti che hanno condiviso quell’esperienza.
CRUDELTA’ DEI CONFLITTI
La lettura delle poesie “di guerra” suggerisce una prima riflessione: in chi ha vissuto la dura esperienza del fronte e ha visto l’agonia e la morte di tanti compagni si radica, talvolta anche in contrasto con precedenti posizioni interventiste,  la consapevolezza dell’inutile crudeltà dei conflitti che mandano a morire tanti giovani e, per contro, fioriscono l’urgenza della pace e il confortante sentimento della fratellanza. Variegato è il taglio delle pagine dei vari autori, declinate sull’onda della sensibilità di ciascuno, con diversi esiti. Qualche esempio. Scrive Piero Jahier in una pagina di Con me e con gli alpini, riflettendo sulla sorte dei suoi soldati, poveri montanari e contadini: Quando vi guardo e voi non potete sapere:
Perché alcuni sono chiamati a lavorare e guadagnar sulla guerra, e altri a morire?
Morire non ha equivalente di sacrificio; morire è un fatto assoluto....
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