E le armi tacquero

Erano le quattro del pomeriggio di quella domenica del 4 novembre di cent’anni fa, quando le armi tacquero definitivamente. L’armistizio a Villa Giusti che poneva fine alla prima guerra mondiale era stato firmato, in realtà, il giorno prima con la clausola che sarebbe entrato in vigore 24 ore dopo, alle 15. La notizia era però attesa dalla fine di ottobre e, quando finalmente arrivò, finestre e balconi di Cremona si tappezzarono di tricolori e la gente scese in piazza applaudendo e gridando di gioia. Una festa del tutto spontanea cui sarebbe seguita, il giorno dopo, una manifestazione più organizzata.
Sin dalle prime ore di lunedì mattina le bandiere si erano moltiplicate alle finestre e regnava nelle strade un’animazione insolita. Un gruppo di studenti, riunitosi al mattino all’uscita dalle scuole sull’angolo di via Cavallotti, stabilì di rinnovare le manifestazioni di giubilo del giorno precedente e verso mezzogiorno gli attacchini comunali iniziarono a tappezzare i riquadri delle affissioni con manifesti tricolori che invitavano i cittadini “che si sentono veramente italiani” a trovarsi alle 16 ai giardini di piazza Roma. Altri manifesti, invece, recavano motti e frasi che inneggiavano ai martiri uccisi dagli austriaci ed alle città redente, al re e al duce, come era stato definito Vittorio Emanuele III in qualità di capo supremo delle forze armate ed ancora nel bollettino della Vittoria. Manifestini che invitavano a partecipare alla manifestazione venivano distribuiti sui tram e nelle vie.
Sin dalle 14 i corsi principali della città sono affollati, operai ed operaie avevano lasciato il lavoro ed indossato gli abiti della festa, con coccarde tricolori bene in evidenza sugli occhielli e sul busto: si formano crocchi, si improvvisano canti. Gli studenti, che hanno ottenuto la chiusura pomeridiana delle scuole, arrivano con le bandiere nazionali e con quelle di Trento e Trieste.
Tutti i negozi abbassano le saracinesche, dove vengono appesi cartelli con scritto “Per giubilo nazionale”. Si fermano i tram, completamente imbandierati, chiudono tutti gli uffici pubblici e privati ed, improvviso, giunge il suono a festa della campana maggiore del Torrazzo e scoppia il boato della folla. Alle 16,30 risuonano le note della marcia reale, che la gente ascolta a capo scoperto, prima di esplodere con un fragoroso applauso e grida di gioia...
Sin dalle prime ore di lunedì mattina le bandiere si erano moltiplicate alle finestre e regnava nelle strade un’animazione insolita. Un gruppo di studenti, riunitosi al mattino all’uscita dalle scuole sull’angolo di via Cavallotti, stabilì di rinnovare le manifestazioni di giubilo del giorno precedente e verso mezzogiorno gli attacchini comunali iniziarono a tappezzare i riquadri delle affissioni con manifesti tricolori che invitavano i cittadini “che si sentono veramente italiani” a trovarsi alle 16 ai giardini di piazza Roma. Altri manifesti, invece, recavano motti e frasi che inneggiavano ai martiri uccisi dagli austriaci ed alle città redente, al re e al duce, come era stato definito Vittorio Emanuele III in qualità di capo supremo delle forze armate ed ancora nel bollettino della Vittoria. Manifestini che invitavano a partecipare alla manifestazione venivano distribuiti sui tram e nelle vie.
Sin dalle 14 i corsi principali della città sono affollati, operai ed operaie avevano lasciato il lavoro ed indossato gli abiti della festa, con coccarde tricolori bene in evidenza sugli occhielli e sul busto: si formano crocchi, si improvvisano canti. Gli studenti, che hanno ottenuto la chiusura pomeridiana delle scuole, arrivano con le bandiere nazionali e con quelle di Trento e Trieste.
Tutti i negozi abbassano le saracinesche, dove vengono appesi cartelli con scritto “Per giubilo nazionale”. Si fermano i tram, completamente imbandierati, chiudono tutti gli uffici pubblici e privati ed, improvviso, giunge il suono a festa della campana maggiore del Torrazzo e scoppia il boato della folla. Alle 16,30 risuonano le note della marcia reale, che la gente ascolta a capo scoperto, prima di esplodere con un fragoroso applauso e grida di gioia...
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