Dopoguerra violento e infuocato

Il delitto di via Oberdan, nell’agosto del 1946, che costò la vita ad Alfredo Gerevini, impressionò molto la città perchè era il terzo omicidio accaduto nell’arco di pochi mesi, destinato a restare senza colpevole. Leonardo Dossena, detto “Vintun”, assolto per insufficienza di prove, dopo il processo si trasferì in Cecoslovacchia, e di lui si perse ogni traccia. Il 1946 è un anno particolarmente drammatico e violento, dove i fatti di sangue, le rapine e le aggressioni si susseguono senza sosta nel clima infuocato del dopoguerra, senza che sia possibile distinguere in modo netto la matrice violenta del crimine, dal delitto e dalla vendetta di natura politica.
L’anno si apre con un omicidio inspiegabile. Ironia del destino vuole che avvenga a pochi passi da dove, nel 1919, è stato ferito mortalmente in via dei Tribunali l’avvocato Andrea Boschi. Leone Torre è un professore di matematica e computisteria che insegna alla scuola tecnica “Guido Grandi”. Ha 59 anni e da un anno, da quando è rimasto vedovo, conduce una vita solitaria e ritirata, senza dar adito ad alcun tipo di attenzione. E’ la mattina del 3 gennaio. Come è sua consuetudine il professore sta dando lezioni private a due studenti nel suo studio, ricavato in una camera che si affaccia sulla terrazza del proprio appartamento, al secondo piano del palazzo della Previdenza Sociale, nel cortile interno di via dei Tribunali 2. Sono circa le 10 quando sente suonare il campanello, e si alza per andare ad aprire la porta, interrompendo la lezione. Passano una ventina di minuti ma il professore non ritorna. I due studenti, preoccupati, si chiedono dove sia finito e decidono di lasciare lo studiolo per andare a cercarlo. Ma, una volta varcata la soglia della camera, vedono l’insegnante riverso a terra supino accanto ad un tavolo: ha il volto tumefatto che presenta varie ecchimosi e ferite come se fosse stato colpito da un corpo contundente e le sue mani giacciono inerti sull’addome, legate con la cintura del pigiama. Terrorizzati i due ragazzi scendono precipitosamente le scale e danno l’allarme.
L’omicidio si presenta fin dall’inizio un caso difficile: dall’appartamento non è stato asportato denaro, né alcun tipo di oggetto, anche se il professore teneva in casa alcuni titoli frutto dei suoi risparmi. Viene esclusa la matrice politica, in quanto Leone Torre viveva ormai da tempo al di fuori della vita politica. Vengono fermate alcune persone, ma non emerge nulla a loro carico. Si viene a sapere che Torre aveva ricoperto pochi anni prima posti direttivi in alcuni istituti bancari e per questo motivo aveva viaggiato molto all’estero. Ma nulla di più, e dopo due giorni il delitto viene dimenticato dai giornali. O meglio, dal giornale, in quanto ad occuparsene è stato solo “Fronte Democratico”, il quotidiano del Cln.
L’anno si apre con un omicidio inspiegabile. Ironia del destino vuole che avvenga a pochi passi da dove, nel 1919, è stato ferito mortalmente in via dei Tribunali l’avvocato Andrea Boschi. Leone Torre è un professore di matematica e computisteria che insegna alla scuola tecnica “Guido Grandi”. Ha 59 anni e da un anno, da quando è rimasto vedovo, conduce una vita solitaria e ritirata, senza dar adito ad alcun tipo di attenzione. E’ la mattina del 3 gennaio. Come è sua consuetudine il professore sta dando lezioni private a due studenti nel suo studio, ricavato in una camera che si affaccia sulla terrazza del proprio appartamento, al secondo piano del palazzo della Previdenza Sociale, nel cortile interno di via dei Tribunali 2. Sono circa le 10 quando sente suonare il campanello, e si alza per andare ad aprire la porta, interrompendo la lezione. Passano una ventina di minuti ma il professore non ritorna. I due studenti, preoccupati, si chiedono dove sia finito e decidono di lasciare lo studiolo per andare a cercarlo. Ma, una volta varcata la soglia della camera, vedono l’insegnante riverso a terra supino accanto ad un tavolo: ha il volto tumefatto che presenta varie ecchimosi e ferite come se fosse stato colpito da un corpo contundente e le sue mani giacciono inerti sull’addome, legate con la cintura del pigiama. Terrorizzati i due ragazzi scendono precipitosamente le scale e danno l’allarme.
L’omicidio si presenta fin dall’inizio un caso difficile: dall’appartamento non è stato asportato denaro, né alcun tipo di oggetto, anche se il professore teneva in casa alcuni titoli frutto dei suoi risparmi. Viene esclusa la matrice politica, in quanto Leone Torre viveva ormai da tempo al di fuori della vita politica. Vengono fermate alcune persone, ma non emerge nulla a loro carico. Si viene a sapere che Torre aveva ricoperto pochi anni prima posti direttivi in alcuni istituti bancari e per questo motivo aveva viaggiato molto all’estero. Ma nulla di più, e dopo due giorni il delitto viene dimenticato dai giornali. O meglio, dal giornale, in quanto ad occuparsene è stato solo “Fronte Democratico”, il quotidiano del Cln.
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