Vendetta o matrice politica?

Un caso giudiziario che appassionò la città nel primo dopoguerra fu quello dell’omicidio di un agricoltore, Alfredo Gerevini, avvenuto in via Oberdan la sera del 26 agosto 1946. Il processo indiziario in Corte d’Assise a carico di Leonardo Dossena, celebrato a partire dall’11 dicembre 1947 con la partecipazione dei maggiori principi del foro cremonese, si concluse con un nulla di fatto. Le fasi dell’inchiesta e del successivo dibattimento risentirono ancora, nelle arringhe degli avvocati, nella requisitoria del pubblico ministero e nelle testimonianze degli accusatori, del clima di sospetto conseguente alla guerra di Liberazione, e della paura che ancora non aveva abbandonato la città.
Qualche mese prima, d’altronde, il 10 febbraio 1947, si era tenuto il processo a carico di Luigi Lazzari, accusato del delitto dell’affittacamere Cesira Bernelli in piazza Sant’Agostino, avvenuto il 1 dicembre dell’anno prima, andato assolto per insufficienza di prove. Le settimane immediatamente successive alla Liberazione sono caratterizzate da una grande tensione che spesso sfocia in episodi di violenza in un quadro da resa dei conti finale, dove è difficile distinguere la furia cieca dalla vendetta, o dalla matrice politica.
A questo ambito è, probabilmente, da collegarsi l’omicidio di Alfredo Gerevini, di cui viene prima incolpato, e poi assolto Leonardo Dossena, nato nel 1910 in Francia, operaio volontario in Germania, poi fattorino dell’Anpi, abitante in via Manini 2.
La sera del 26 agosto, dunque, dopo aver trascorso come al solito la serata al bar Olimpia, verso le 23 Alfredo Gerevini stava rincasando diretto alla propria abitazione in via Bembo quando, giunto all’altezza dell’incrocio tra via Oberdan e via Bembo, venne raggiunto da un ciclista che gli sparò contro tre colpi di pistola di grosso calibro, uccidendolo.
Alcuni passanti, accorsi sul posto richiamati dagli spari, dissero di aver scorto il ciclista in fuga, vestito con calzoni grigio chiari e giacca turchina, e vennero di conseguenza fermate numerose persone fino a quando l’attenzione cadde su un certo Leonardo Dossena, sebbene a suo carico non fosse emerso alcun indizio sostanziale di colpevolezza. Dossena, fattorino all’Anpi, qualche giorno dopo il fatto venne arrestato nonostante si fosse professato fin da subito innocente, e, annunciato da titoli bene in evidenza sul giornale, l’11 dicembre del 1947 iniziò il processo, con cinque testimoni a carico dell’accusa e ben trenta per la difesa...
Qualche mese prima, d’altronde, il 10 febbraio 1947, si era tenuto il processo a carico di Luigi Lazzari, accusato del delitto dell’affittacamere Cesira Bernelli in piazza Sant’Agostino, avvenuto il 1 dicembre dell’anno prima, andato assolto per insufficienza di prove. Le settimane immediatamente successive alla Liberazione sono caratterizzate da una grande tensione che spesso sfocia in episodi di violenza in un quadro da resa dei conti finale, dove è difficile distinguere la furia cieca dalla vendetta, o dalla matrice politica.
A questo ambito è, probabilmente, da collegarsi l’omicidio di Alfredo Gerevini, di cui viene prima incolpato, e poi assolto Leonardo Dossena, nato nel 1910 in Francia, operaio volontario in Germania, poi fattorino dell’Anpi, abitante in via Manini 2.
La sera del 26 agosto, dunque, dopo aver trascorso come al solito la serata al bar Olimpia, verso le 23 Alfredo Gerevini stava rincasando diretto alla propria abitazione in via Bembo quando, giunto all’altezza dell’incrocio tra via Oberdan e via Bembo, venne raggiunto da un ciclista che gli sparò contro tre colpi di pistola di grosso calibro, uccidendolo.
Alcuni passanti, accorsi sul posto richiamati dagli spari, dissero di aver scorto il ciclista in fuga, vestito con calzoni grigio chiari e giacca turchina, e vennero di conseguenza fermate numerose persone fino a quando l’attenzione cadde su un certo Leonardo Dossena, sebbene a suo carico non fosse emerso alcun indizio sostanziale di colpevolezza. Dossena, fattorino all’Anpi, qualche giorno dopo il fatto venne arrestato nonostante si fosse professato fin da subito innocente, e, annunciato da titoli bene in evidenza sul giornale, l’11 dicembre del 1947 iniziò il processo, con cinque testimoni a carico dell’accusa e ben trenta per la difesa...
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