Storia di resilienza contro i pregiudizi

4 OTT 18
Ultimo aggiornamento: 18:4416 MAG 25
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A Greenville - cittadina del South Carolina considerata negli anni Cinquanta un piccolo paradiso naturale grazie agli splendidi alberi di noce, ai maestosi salici piangenti che sfilano lungo ruscelli e canali, al profumo delicato del trifoglio ed altre meraviglie di madre natura - nasce e vive Ruth Anne Boatwright, soprannominata Bone, una ragazzina cocciuta e testarda dagli occhi neri che, grazie all’amore profondo per la musica, i libri e la poesia, riesce a controbilanciare un destino infelice: quello di esser stata dichiarata bastarda alla nascita. Bone si confronta quotidianamente con una famiglia ingombrante e singolare, di quelle temute che diventano oggetto di discussione tra uomini seduti a tavolino a bere del whisky, di quelle che sembrano non lasciare spazio all’amore al di fuori dei legami di sangue, di quelle che ti spremono e non ti nascondono dolore e disperazione, una famiglia che è leggenda ed è preceduta dalla sua discutibile reputazione. Costretta a subire violenze dal patrigno, quello che tiene viva l’anima di Bone è un sincero e robusto affetto per la madre e la sorella, dal quale trae la forza di difendere la propria innocenza contro il disprezzo della gente. La bastarda della Carolina è un libro crudo che non intende addolcire una vita spesso ingiusta e spietata ma è al contempo voglia di riscatto, di mostrare a se stessi che l’immagine inappropriata che gli altri hanno di noi, in realtà, non ci appartiene minimamente. Dorothy Allison confeziona un piccolo gioiello di resilienza attraverso una scrittura impavida e soprattutto sincera, che non si sofferma all’apparenza delle cose ma scava e scava fino a sfiorare l’autentico.
«La famiglia è la famiglia, ma neanche l’amore impedisce alle persone di divorarsi a vicenda».
DA MONDO PADANO DEL 16 MARZO 2018