Sopravvivere sfidando il veleno

Rosa Sauer nasce esattamente undici mesi prima della fine della Grande Guerra come un inatteso dono di Natale a festeggiamenti ormai conclusi, trascorre un’infanzia spensierata fatta di libri nascosti sotto il cuscino, filastrocche imparate e cantate con il padre, gelosie tipiche nei confronti del fratellino appena nato e l’affetto incondizionato di una madre devota alla cura della propria famiglia. Rosa cresce, coltiva la sua insaziabile sete di conoscenza in una Berlino che ha le sembianze di una dolce promessa, si sposa con Gregor, è alle prese con il nuovo ruolo di moglie quando il suo destino sterza improvvisamente: scoppia una nuova e atroce guerra, il marito parte per combattere sul fronte russo, il padre muore, Sara torna ad essere figlia a casa della madre quando una notte di marzo del ‘43 suona l’allarme a causa dei bombardamenti in corso. “In quel tempo in cui la Germania era una congestione di ferite”, l’unica via di salvezza pensata per Rosa dai suoi famigliari sembra essere quella di trasferirsi nel quartier generale di Hitler stesso, assumendo una nuova veste, reinventandosi e plasmandosi nel nuovo ruolo di “assaggiatrice”, colei che rischia la vita per quella del Führer mangiando tre volte al giorno, anticipatamente, i cibi ad egli destinati e attendendo impazientemente di non morire a causa di qualche avvelenamento. In tempi di carestie, in cui il cibo scarseggiava e la fame diveniva una voragine capace di divorarti dall’interno, questo nuovo compito - così spietato e beffardo - era in grado di colmare e soddisfare i bisogni primari per poi infondere un incontrollato sentimento di paura e timore per la propria vita, ogni boccone equivaleva ad una scommessa al buio col proprio destino. Rosella Postorino, ispirandosi alla storia vera di Margot Wölk, racconta un punto di vista originale e inedito, quello di giovani donne che non si sono rassegnate e hanno continuato a combattere una guerra interiore per mantenere vivo lo spirito di sopravvivenza al fine di fronteggiare la paura della morte, descrive una forza d’animo sconvolgente che induce a riflettere sul concetto di “umanità”.
“Vivere era pericoloso; il mondo intero, un agguato”
“Vivere era pericoloso; il mondo intero, un agguato”
DA MONDO PADANO DEL 16 FEBBRAIO 2018