Eccidio di Sclemo, l'altra verità

Era un giorno di luglio di 170 anni fa, nel 1848, quando Ercole Longhi, salutando i 350 volontari in procinto di partire per il Trentino con la seconda colonna “Tibaldi”, nel tentativo di scuotere gli animi oramai disillusi dall’andamento della guerra, decise di rendere un commosso ricordo a quei giovani cremonesi che, qualche mese prima, avevano perso la vita a Sclemo nel precedente tentativo di liberare il Tirolo dal giogo austriaco. Poche pagine, stampate dalla tipografia dei Fratelli Manini dal titolo “I fatti della colonna mobile dei volontarj cremonesi a Sclemo, vicino a Stenico nel Tirolo italiano accaduti il 19 aprile 1848” che, nel loro ingenuo patriottismo, restituiscono l’immagine di un’epoca illuminando uno degli episodi più tragici dell’invasione del Trentino, un’operazione militare della prima guerra d’Indipendenza condotta interamente da corpi di volontari lombardi del generale Michele Allemandi, nel tentativo di forzare le difese austriache e di aprirsi la strade verso Trento per bloccare i rifornimenti austriaci alle fortezze del Quadrilatero. Infatti la costituzione di unità di combattenti formate esclusivamente da semplici cittadini, i cosiddetti “corpi franchi”, fu una delle caratteristiche della Prima guerra d’Indipendenza e contribuì a conferire un carattere prettamente popolare, consono allo spirito rivoluzionario della rivolta, alle azioni di guerra. L’insuccesso fu dovuto da un lato all’impreparazione ed all’improvvisazione delle truppe di volontari, e dall’altro alla scarsa considerazione di cui godevano da parte dei vertici militari sardi e piemontesi, che non assegnarono a queste formazioni spontanee compiti precisi, lasciandole libere di agire in totale autonomia.
Uno di questi volontari, appartenenti alla prima colonna “Tibaldi” doveva essere Ercole Longhi che si definisce «fratello e compagno d’armi» e «fiero di essere fra i difensori della patria, niun’altro pensiero il trattiene, fuori di questo»...
Uno di questi volontari, appartenenti alla prima colonna “Tibaldi” doveva essere Ercole Longhi che si definisce «fratello e compagno d’armi» e «fiero di essere fra i difensori della patria, niun’altro pensiero il trattiene, fuori di questo»...
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