L’anima del runner su pagine di corsa

La sua anima è divisa in due parti perfettamente uguali, tanto da rendergli difficile rispondere in maniera immediata a chiunque gli chieda quale sia la sua vera professione. «Un giorno, domandarono a mio figlio quale fosse il lavoro del padre. Al che lui rispose, con notevole prontezza: “È un runner!”. Trascurando il fatto che, già all’epoca, mi occupassi anche di ben altro...».
A raccontare il simpatico aneddoto è Gastone Breccia, docente di Storia e Letteratura Bizantina presso l’Università di Pavia oggi residente a Cremona, che nel libro La fatica più bella. Perché correre cambia la vita (Editori Laterza) rende i lettori testimoni della sua accesa passione per il running. «Una passione iniziata a diciotto anni, e che non mi ha più abbandonato. Quando il mio editor mi ha chiesto se me la sentissi di riservare un intero volume alla materia, dopo che per anni mi sono dedicato ad argomenti storici, ero incredulo: la proposta non poteva assolutamente essere rifiutata».
Molti sono gli scrittori - si pensi, per esempio, al giapponese Haruki Murakami e alla sua celebre opera, “L’arte di correre” - che hanno affrontato con passione un argomento affascinante qual è il running.
«Non me ne meraviglio, del resto la corsa è lo sport che - sicuramente più di qualunque altro - è alla portata di tutti. Il suo essere così “popolare” gli conferisce un valore e un significato del tutto particolari, ecco perché numerosi maestri della letteratura gli hanno dedicato pagine intrise di enorme contenuto. Paragono la scrittura alla corsa perché, in entrambi i casi, un elemento non deve mai mancare: la disciplina. Affrontare una gara podistica equivale a porsi a confronto con la pagina scritta: serve imporsi delle regole, solo così si può raggiungere il traguardo».
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A raccontare il simpatico aneddoto è Gastone Breccia, docente di Storia e Letteratura Bizantina presso l’Università di Pavia oggi residente a Cremona, che nel libro La fatica più bella. Perché correre cambia la vita (Editori Laterza) rende i lettori testimoni della sua accesa passione per il running. «Una passione iniziata a diciotto anni, e che non mi ha più abbandonato. Quando il mio editor mi ha chiesto se me la sentissi di riservare un intero volume alla materia, dopo che per anni mi sono dedicato ad argomenti storici, ero incredulo: la proposta non poteva assolutamente essere rifiutata».
Molti sono gli scrittori - si pensi, per esempio, al giapponese Haruki Murakami e alla sua celebre opera, “L’arte di correre” - che hanno affrontato con passione un argomento affascinante qual è il running.
«Non me ne meraviglio, del resto la corsa è lo sport che - sicuramente più di qualunque altro - è alla portata di tutti. Il suo essere così “popolare” gli conferisce un valore e un significato del tutto particolari, ecco perché numerosi maestri della letteratura gli hanno dedicato pagine intrise di enorme contenuto. Paragono la scrittura alla corsa perché, in entrambi i casi, un elemento non deve mai mancare: la disciplina. Affrontare una gara podistica equivale a porsi a confronto con la pagina scritta: serve imporsi delle regole, solo così si può raggiungere il traguardo».
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