Critica “dolce” ai mali della Cina

26 OTT 17
Ultimo aggiornamento: 16:31 | 16 MAG 25
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Ad attendere Yang Fei fuori dall’uscio di casa c’è un’atmosfera brumosa e inquietante, dovrà darsi una mossa se non vuole arrivare tardi all’appuntamento con la sua cremazione. Il nuovo romanzo di Yu Hua prende le mosse da un episodio curioso e paradossale, quello che vede un uomo avviarsi sulle sue stesse gambe verso la dimensione sospesa tra la vita e la morte in cui incontrerà amici perduti e volti sbiaditi dal tempo, in un viaggio attraverso il passato che è metafora della nostra condizione umana. In questa sorta di limbo dantesco rivisitato in chiave contemporanea, Yang si troverà a riavvolgere la matassa della memoria, in un percorso doloroso e insieme dolcissimo di rievocazione che diventa il pretesto per una critica all’attuale situazione della Repubblica Popolare Cinese. L’autore - pesantemente bersagliato dalle critiche in patria - inserisce infatti in una cornice narrativa, e perciò di finzione, una serie di accenni alle storture che affliggono il colosso cinese. Dalla corruzione sociale all’inefficienza politica, dall’isteria tecnologica alla povertà umana e materiale, passando per il mutamento disorientante e repentino dei paesaggi rurali e urbani, in questo romanzo trovano spazio tematiche di stretta attualità. In un simile quadro di desolante ed esasperato materialismo - in cui  i legami sociali si spezzano con la facilità di un respiro e le anime dei “miseri2 sono costrette a vagare in mancanza di una degna sepoltura - c’è spazio, tuttavia, anche per la dolcezza dei sentimenti autentici. Profondamente emozionante è, ad esempio, il legame simbiotico che lega il protagonista all’anziano padre putativo - esempio di virtù e di dedizione - e ugualmente limpido - perché finalmente libero da egoismi terreni - è l’amore di quelle creature che dall’aldilà meditano sulle follie di una vita terrena descritta in queste pagine con coraggiosa sincerità e malinconica tenerezza. «Fanno pensare ad alberi in movimento questi morti che non possono riposare in pace».
DA MONDO PADANO DEL 15 SETTEMBRE 2017