Tregua. Guerra. Resistenza L'8 settembre 1943 a Cremona

Era una serata come tutte le altre di quei tre anni di guerra, quella di quel mercoledì 8 settembre 1943, spesa tra la paura degli attacchi aerei e la rassegnazione, quando ad un tratto iniziarono a suonare le campane della città. Qualche minuto prima, mentre la gente in casa si apprestava a cucinare quel poco che era riuscita a rimediare per la cena ed altri si attardavano incerti in piazza Roma alla conclusione di quella afosa giornata di tarda estate, alle 19,43 il maresciallo Badoglio aveva annunciato alla radio l’armistizio. Non era la prima volta che ci si illudeva sulla prossima fine della guerra. Era già accaduto dopo il 25 luglio, all’indomani della seduta del Gran Consiglio del Fascismo che aveva messo fuorigioco Mussolini, poi a fugare ogni dubbio c’erano stati i devastanti bombardamenti su Milano agli inizi di agosto. Adesso c’era quel comunicato letto con voce metallica alla radio, che invitava solo a rispondere agli attacchi da qualsiasi parte provenissero: “Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”.
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