1942-45. Il “lager” di Cingia de’ Botti

Le scorse settimane abbiamo parlato dei centri di internamento destinati ai profughi jugoslavi in fuga sia dagli ustascia fascisti che dai ribelli comunisti, e di quelli predisposti per ospitare ebrei sfuggiti alla persecuzione nazista. Si tratta di un episodio sfuggito all’attenzione degli storici locali, ma in provincia di Cremona, nel periodo compreso tra il 1942 ed il 1945, sono esistiti anche dei veri e propri campi di internamento destinati agli oppositori del regime, veri e propri centri di raccolta per coloro inviati poi al famigerato campo di concentramento delle Fraschette di Alatri, campi di lavoro per i prigionieri di guerra, e campi di internamento destinati agli stranieri ritenuti nemici dello stato, per lo più di origine greca.
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In provincia di Cremona esistevano anche altri due campi di lavoro per prigionieri di guerra a Torlino Vimercati e a Trigolo. Se ne parla in un documento dello Stato Maggiore, ufficio prigionieri di guerra, del 12 marzo 1943, senza, peraltro che venga specificato da quale centro dipendessero. Cinquanta prigionieri erano destinati all’azienda agricola del cavalier Fortunato Marazzi a Torlino e 60 alla ditta Guerrini e Ronchetti di Trigolo.
Ma la località di internamento più importante della Provincia era Cingia de’ Botti. Infatti secondo un documento segreto dello Stato Maggiore del reale Esercito, Ufficio protezione impianti a difesa Antiparacadutisti del 3 settembre 1942, nell’ospedale della frazione di Pieve Gurata sarebbero stati internati 72 congiunti di ribelli del Carnaro deportati dai territori della provincia annessa di Fiume, affidandone la sorveglianza a sette militari della stazione dei Carabinieri
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In provincia di Cremona esistevano anche altri due campi di lavoro per prigionieri di guerra a Torlino Vimercati e a Trigolo. Se ne parla in un documento dello Stato Maggiore, ufficio prigionieri di guerra, del 12 marzo 1943, senza, peraltro che venga specificato da quale centro dipendessero. Cinquanta prigionieri erano destinati all’azienda agricola del cavalier Fortunato Marazzi a Torlino e 60 alla ditta Guerrini e Ronchetti di Trigolo.
Ma la località di internamento più importante della Provincia era Cingia de’ Botti. Infatti secondo un documento segreto dello Stato Maggiore del reale Esercito, Ufficio protezione impianti a difesa Antiparacadutisti del 3 settembre 1942, nell’ospedale della frazione di Pieve Gurata sarebbero stati internati 72 congiunti di ribelli del Carnaro deportati dai territori della provincia annessa di Fiume, affidandone la sorveglianza a sette militari della stazione dei Carabinieri
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