E il “violetto” diventò un giallo

4 MAG 17
Ultimo aggiornamento: 16:24 | 16 MAG 25
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Johann Reiter è stato tra i principali artisti della scuola liutaria di Mittenwald. È nato nel 1879 ed è stato uno dei pochi artigiani nella sua città natale che non fosse alle dipendenze di fabbriche più grandi. Ereditò lo stile da suo padre, Johann Baptist Reiter (1834-1899), un altro grande nome nella tradizione di Mittenwald, che, a sua volta, era stato allievo e discepolo del leggendario Jean Vauchel (1782-1856). Johann Reiter non è stato solo un brillante liutaio, ma anche un fine ricercatore, un polistrumentista e un artista propenso alle sperimentazioni a cui è attribuita la realizzazione di strumenti originali come il violino ottavo e la viola pomposa. Ma non è così. Nel 1936 il sommo maestro bavarese fu al centro di una polemica proprio per essersi attribuito l’invenzione di uno strumento a lungo vagheggiato, che già Johann Sebastian Bach aveva tentato di realizzare, ma in realtà costruito qualche anno prima da un abile liutaio di Casalbuttano, Luigi Digiuni. Lo strumento venne battezzato “violetto”, e in realtà riprendeva le idee formulate qualche secolo prima da Bach a proposito della viola pomposa e del “violoncello piccolo”. La polemica tra il liutaio tedesco e l’artigiano cremonese, alla vigilia delle celebrazioni stradivariane del 1937, non trovò spazio sugli organi di stampa cittadini, “Regime fascista” e la rivista “Cremona” entrambi soggetti allo scrupoloso controllo di Roberto Farinacci che, in quegli anni, stava tessendo una fitta rete di relazioni con la Germania di Hitler e non avrebbe avuto alcuna intenzione di inimicarsi il potente alleato tedesco con un problema di progenitura proprio in tema liutario.
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