Un viaggio in Brasile sulle tracce del padre

Georges Simenon è sempre andato sostenendo quanto fosse per lui fondamentale che l’atmosfera di un luogo – un bistrot della banlieu parigina, una polverosa osteria di campagna, una sala da ballo brulicante di gente festosa... – gli penetrasse nella pelle («Devo lasciarmene intridere», affermava) affinché la sua formidabile penna ne potesse offrire una descrizione sufficientemente credibile. Lo stesso ha fatto Antonio Bianchessi (nato a Milano nel 1943, ma – sono parole sue – «assai lieto di essere diventato, ormai da anni, uno dei “figli” della città di Cremona»), che nel suo libro più recente, “Cosa resta di uomo” (Edizioni “IlMioLibro”), racconta di un luogo di cui ha una conoscenza diretta pressoché perfetta. «Ho scelto di ambientare il mio romanzo in Brasile – spiega lo scrittore, in passato autore di testi teatrali, poesie e opere di narrativa – perché è una realtà che ho toccato con mano in occasione di una serie di viaggi da me compiuti negli anni passati». (...)
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