Il destino di un uomo tra realtà e idealismo

E’ il 1981. Giacomo Colnaghi è, ‘felicemente’, un uomo dello Stato. Abita nella periferia orientale di Milano, è sposato con due figli. Per lo Stato ha sacrificato la propria vita, scegliendo di stare in un monolocale per poter meglio seguire un’inchiesta sul terrorismo rosso. Colnaghi riesce a raggiungere la moglie, che vive a Saronno, solo una volta a settimana. Se va bene. Così, la loro relazione è ridotta all’incrocio tra arrivi e partenze. È una relazione fatta di ritagli di passato e di un presente difficile da ricostruire e assemblare. Eppure Colnaghi, figlio di un partigiano, rimane fedele alle leggi dello Stato, nel nome di un bene superiore. La sua vita scorre tra le pagine dell’ultimo libro di Giorgio Fontana, “Morte di un uomo felice” (Sellerio), che ha sorpreso tutti con la vittoria al Premio Campiello. Fontana è atteso anche a Cremona, mercoledì 24 settembre alle 21, nel cortile di Palazzo Fodri, nell’ambito della rassegna “Chiacchiere in cortile” organizzata dal Comune...
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