Familiare ed estraneo: la copia di una copia

21 APR 22
Ultimo aggiornamento: 19:4716 MAG 25
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Andy Warhol’s greatest work of art, is Andy Warhol. L’artista, aveva fatto di sé un’opera di Pop Art. E questa serie che nasce ora, disponibile su Netflix da marzo, sembra soggetta al medesimo destino: un’autobiografia romanzata dal suo stesso protagonista. Il documentario I diari di Andy Warhol, si compone di sei episodi, della durata di circa un’ora ciascuno. Prodotto da Ryan Murphy e diretto da Andrew Rossi, comprende anche ricordi e testimonianze di amici e conoscenti. C’è molto amore nelle loro parole. Ci viene così raccontata la storia di Warhol dall’infanzia, con una messa a fuoco negli anni di stesura del diario. Dal 1976 al 1987, anno in cui il grande artista si spense a seguito di un intervento alla cistifellea, furono trascritti sotto dettatura telefonica dalla sua vecchia amica Pat Hackett, e poi pubblicati postumi. Dalla Pensylvania, il ragazzino figlio di immigrati ucraini dei Carpazi polacchi, dal ghetto, rende la propria timidezza una corazza con cui sfondare il mondo. Ben tre episodi sono dedicati agli uomini importanti della sua vita: gli amanti Jed Johnson e John Gould, e l’amico e collaboratore Jean Michel Basquiat. I temi: il microcosmo queer e il diffondersi dell’AIDS, la pratica religiosa, e la città di New York. La creazione artistica, legata cronologicamente a sentimenti e traumi. Pittore, regista, fotografo e attore, ma «I am just a freak» sono solo un eccentrico, dice Warhol a un certo punto, durante il trailer. Ha l’accento di Pittsburgh.  La sua voce, nella serie, è stata ricreata utilizzando un programma di intelligenza artificiale. La copia di una copia, come nei suoi ritratti, si fatica a discernere se si tratti davvero di lui, o sia qualcos’altro...
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