“Dalla realtà a un’illogica logica surreale”

Prosegue fino al 22 settembre presso la Galleria d’arte Mangano (in via Grado, 6 a Cremona), Nightmore la mostra di Gian Luca Groppi, a cura di Walter Borghisani.
Nightmore nasce dal desiderio del fotografo di creare narrazioni che scaturiscano dalle sensazioni e dai sogni. Così, le immagini in mostra sono suggestioni, indizi, che si situano in quello stato della coscienza che genera illusioni e visioni. Gian Luca Groppi è nato a Piacenza e vive e lavora a Genova. Da più di 30 anni si dedica alla fotografia e alla stampa in camera oscura.
«Definito dalla critica “moderno cantastorie, che mischia i generi e le carte, infondendo alle sue opere un lirismo caustico di piccoli strali” (Lorella Klun), pratica l’arte come necessità, utilizzando mente e medium fotografico per esprimere la propria poetica: raccoglie e mette in scena, per disvelare e bonificare, i malesseri, i vuoti e le ansie della società, ammantandoli di un humor salvifico, piuttosto nero», ci spiega il curatore, Walter Borghisani. Le opere di Groppi sono “figli unici”: opere che vivono di vita propria, non imparentate le une con le altre. Sono i toni, le scene, gli accoppiamenti ad essere legati da un filo conduttore logico che li rende coerenti, assimilabili. La parola stessa (“Night-More”) gioca sul significato di incubo, e sul significato del desiderio (“ancora - più - notte”) di venire investiti da flashback notturni.
«Le fotografie giocano sui doppi significati linguistici e semantici;...
Nightmore nasce dal desiderio del fotografo di creare narrazioni che scaturiscano dalle sensazioni e dai sogni. Così, le immagini in mostra sono suggestioni, indizi, che si situano in quello stato della coscienza che genera illusioni e visioni. Gian Luca Groppi è nato a Piacenza e vive e lavora a Genova. Da più di 30 anni si dedica alla fotografia e alla stampa in camera oscura.
«Definito dalla critica “moderno cantastorie, che mischia i generi e le carte, infondendo alle sue opere un lirismo caustico di piccoli strali” (Lorella Klun), pratica l’arte come necessità, utilizzando mente e medium fotografico per esprimere la propria poetica: raccoglie e mette in scena, per disvelare e bonificare, i malesseri, i vuoti e le ansie della società, ammantandoli di un humor salvifico, piuttosto nero», ci spiega il curatore, Walter Borghisani. Le opere di Groppi sono “figli unici”: opere che vivono di vita propria, non imparentate le une con le altre. Sono i toni, le scene, gli accoppiamenti ad essere legati da un filo conduttore logico che li rende coerenti, assimilabili. La parola stessa (“Night-More”) gioca sul significato di incubo, e sul significato del desiderio (“ancora - più - notte”) di venire investiti da flashback notturni.
«Le fotografie giocano sui doppi significati linguistici e semantici;...
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