«Io, un illustratore. Guardo la realtà   e la reinterpreto»

4 LUG 24
Ultimo aggiornamento: 20:2316 MAG 25
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Chissà se Rovereto, culla di Fortunato Depero, ha trasmesso qualcosa alla parabola artistica del cremonese Mauro Maffezzoni, nato nella città trentina per una circostanza fortuita. “La sua arte - così si legge nella biografia - reinterpreta oggetti della vita quotidiana, con il fine di scoprire spazi e stili nuovi e sovrapposti. Studia all’Accademia di Belle Arti di Brera, allievo di Luciano Fabro. Sul finire dei suoi studi partecipa alla biennale di Venezia all’interno di un gruppo di artisti”.
Domanda d’obbligo: come nasce il suo interesse per l’arte?
«Non si è sviluppato, come sarebbe lecito pensare, attorno ad una folgorazione. Anzi, tutto il contrario: dopo il liceo scientifico, all’Aselli, il mio pensiero si è rivolto subito verso una professione stabile. Ho scelto la facoltà di Informatica, a Pisa, perché quel percorso di studi era quello in grado di promettere i migliori sbocchi lavorativi. Ho resistito due mesi, poi sono letteralmente scappato. Ho optato, subito dopo, per ciò che mi appassionava davvero: l’arte. Il mio contatto con la pittura inizia all’età di cinque anni. In quel periodo, per motivi di salute, non mi era possibile uscire....
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