Davanti al “muro dei nomi”

25 GEN 24
Ultimo aggiornamento: 20:1516 MAG 25
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“Invitami notte a immaginare le stelle”. Che dentro è buio. Buio e freddo. Realizzato dall’artista Marcello Maloberti con la calligrafia della senatrice a vita, Liliana Segre, è il monumento composto da parole che accoglie il visitatore al Memoriale della Shoah di Milano. In piazza Edmond J. Safra. Si gira intorno alla stazione, poi si deve scendere sotto. Due militari all’ingresso. I controlli, spiegano, sono aumentati con l’inizio della guerra in Medioriente. Una breve rampa sospesa collega al livello rialzato dove si incontra il “Muro dell’indifferenza”, vero “nemico” da abbattere. “Il Memoriale nasce dal desiderio di unire la testimonianza storica dei tragici eventi della metà del XX secolo con un’azione formativa. Sin dall’origine del progetto è stata data la priorità all’azione di richiamo delle scuole e degli studenti perché questo luogo diventasse uno strumento educativo di grande impatto emotivo soprattutto per le generazioni future” - scrive Roberto Jarach, presidente della Fondazione Memoriale della Shoah. E tante, in effetti, sono le scolaresche in visita che incontriamo in questo lunedì che precede il 27 gennaio, la Giornata internazionale della Memoria che commemora le vittime dell’Olocausto. Sono in tanti, fanno domande alle guide, si spostano, scattano foto, chiacchierano... Sopra di noi, il rumore dello sferragliare dei treni in stazione. Eppure il silenzio si fa assordante non appena ci avviciniamo alla Banchina delle deportazioni: di fronte a noi, i vagoni merce originali, sui quali venivano caricati a forza i prigionieri. Si materializzano e si animano immagini, racconti e testimonianze di un male indicibile. Le guide raccontano che su ogni vagone venivano ammassate fra le 60 e 80 persone, donne, uomini, vecchi, bambini, che poi avrebbero viaggiato per giorni in condizioni disumane....
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