Maria in cielo su un trono di nuvole

“Maria, sempre assolutamente libera da ogni macchia di peccato, tutta bella e perfetta, possiede una tale pienezza di innocenza e di santità, di cui, dopo Dio, non se ne può concepire una maggiore, e di cui, all’infuori di Dio, nessuna mente può riuscire a comprendere la profondità…”. Cuore della Costituzione apostolica “Ineffabilis Deus” di papa Pio IX formulata nel 1854, questa definizione sancisce il dogma di Maria come Immacolata Concezione mostrando, così, una chiara linea di pensiero della Chiesa in merito all’argomento, oggetto di lunghi e complessi dibattiti nel corso dei secoli.
La discussione del dogma e, quindi, della natura di Maria, è spesso accompagnata anche dal tema del concepimento virginale di Gesù, ma erroneamente, dato che da sempre le due argomentazioni sono state affrontate in maniera separata. Questo lo confermano i documenti, le cronache dei dibattiti, ma soprattutto la fede popolare e l’arte che, indipendentemente dall’ufficialità del dogma, ha sempre venerato Maria come donna concepita senza peccato. La fonte di questo pensiero deriva direttamente dalla sacra scrittura che in Genesi III, 15 annuncia che la Donna schiaccerà il serpente che insidia il male nell’umanità, ma anche nel vangelo di Luca I,28 quando l’Arcangelo Gabriele saluta Maria con il titolo “piena di grazia”. Stando anche alle fonti apocrife anche nel protovangelo di Giacomo si conferma una coscienza da parte dell’uomo che Maria è santità perfetta e che mantiene questa dote prima e dopo il concepimento. Nei primi secoli del cristianesimo i Padri della Chiesa discutono molto su alcune indicazioni della sacra scrittura tentando di sciogliere dubbi o formule che all’epoca necessitavano di interpretazioni. In questo tempo i Padri esaltano la figura di Maria indicando l’immacolato concepimento in modo implicito, attraverso una serie di aggettivi che ne esaltano la perfezione: purissima integrità, tutta santa, perfetta nella natura…
La discussione del dogma e, quindi, della natura di Maria, è spesso accompagnata anche dal tema del concepimento virginale di Gesù, ma erroneamente, dato che da sempre le due argomentazioni sono state affrontate in maniera separata. Questo lo confermano i documenti, le cronache dei dibattiti, ma soprattutto la fede popolare e l’arte che, indipendentemente dall’ufficialità del dogma, ha sempre venerato Maria come donna concepita senza peccato. La fonte di questo pensiero deriva direttamente dalla sacra scrittura che in Genesi III, 15 annuncia che la Donna schiaccerà il serpente che insidia il male nell’umanità, ma anche nel vangelo di Luca I,28 quando l’Arcangelo Gabriele saluta Maria con il titolo “piena di grazia”. Stando anche alle fonti apocrife anche nel protovangelo di Giacomo si conferma una coscienza da parte dell’uomo che Maria è santità perfetta e che mantiene questa dote prima e dopo il concepimento. Nei primi secoli del cristianesimo i Padri della Chiesa discutono molto su alcune indicazioni della sacra scrittura tentando di sciogliere dubbi o formule che all’epoca necessitavano di interpretazioni. In questo tempo i Padri esaltano la figura di Maria indicando l’immacolato concepimento in modo implicito, attraverso una serie di aggettivi che ne esaltano la perfezione: purissima integrità, tutta santa, perfetta nella natura…
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